Morte di Bobin

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La morte è il regno della grande delicatezza. Faccio appello all’esperienza che ciascuno di noi ha vissuto: non è sconcertante riconoscere nella voce di un uomo la voce del proprio padre scomparso, o in quella di una donna quella della propria madre assente? L’anima di mio padre la sento sempre in me. Quando amo la vita, mio padre è lì. Mio padre non era altro che questo amore, talvolta impacciato, talvolta stanco, talvolta maldestro, per la vita. Finché amo la vita, mio padre è profondamente in essa. Non è solo questione di ereditarietà, lui è davvero qui. Guarda attraverso i miei occhi. Mangia il pane che mangio io.”

Ma io mi sono commossa lo stesso  quando ho saputo della sua morte, perché Christian Bobin è illuminazione, candore, grazia e non si tratta di essere religiosi o no, basta essere umani nel senso più pieno della parola.

“Alla nascita una fata si è chinata sulla mia culla dicendomi: Assaporerai una parte minuscola di questa vita e in cambio la percepirai tutta’”.

Ed è  stato proprio così, Christian era un’anima speciale e l’amore, da sempre il contraltare della morte, per Bobin è questo: “L’amore è scintillante come il vento sulla neve. L’amore è tenero come la notte stellata. Il suo passo è più dolce del silenzio. La sua parola è più tagliente del fulmine. Come un ladro nella notte profonda, entra nelle nostre vite, poi attende. Attende che si giunga dove lui è, attende che entriamo in noi.” Vi metto un link in cui già commentavo la sua prosa poetica meravigliosa:
https://parolegiocattolo.it/christian-bobin/

Adesso “In cielo c’è una stella per ciascuno di noi, sufficientemente lontana perché i nostri errori non possano mai offuscarla.” Quanta vita nei suoi libri anche quando parlava di morte. Lassù troverà il suo tiglio, si ricongiungerà agli affetti più cari, alle persone che ha amato; ascoltate uno stralcio di una sua lettera d’amore tratto da L’insperata