
Un cacciatore di streghe, un licantropo, un sopravvissuto, una schiera di donne e tanti altri personaggi con tanta urgenza, con tanta voglia di raccontare in un presente che si intreccia a un tempo atavico di cui si sono perse le coordinate.
La storia cornice della megara Millidda che consegna il mazzo degli Arcani Maggiori alla nipote Cettina perché raccolga la missione familiare e incastri le ventidue storie in uno schidione dove il sole e il fuoco faranno il resto, è l’impianto di questo romanzo appena uscito di Lucia La Macchia per la casa editrice Aurea Nox.
Eros e Thanatos avvinti in modo inscindibile in una Sicilia riarsa dal sole, dalle passioni, dalle vendette, dall’istinto di morte, oltre il principio del piacere. La Sicilia è la vera protagonista, una regione sacra con i suoi rituali, i suoi segreti: un sottobosco tutto da scoprire ed è proprio questa terra antica, misteriosa a fare da degno sfondo a questo viaggio sospeso tra lo spirito e il corpo, tra il cuore e la mente, tra la vita e la morte.
“Sentivo che il gioco aveva senso solo se impostato secondo certe ferree regole”, recita la nota de Il castello dei destini incrociati. Ma qui, nel nuovo libro di Lucia, invece, le regole sono dettate dai Tarocchi stessi che si fanno materia umana e dalla frase riportata sotto ad ognuna delle bellissime illustrazioni curate da Grazia Velvet Capone, massime pregnanti che sono poi tutte citazioni da Franco Battiato. Il viaggio del mazzo, che io ho percorso, tirando a sorte ogni giorno la mia carta guida, ci proietta nella psiche umana, nei suoi labirinti, negli abissi di nature irrisolte o anche in altri mondi, altre dimensioni, forse grazie a una sorta di teletrasporto astrale in cui l’asticella della conoscenza si alza sempre di più e la Coscienza, se tante volte si perde in efferatezze, altre volte si manifesta, si recupera, si affina, si innalza.
Il maschile e il femminile si incontrano, si scontrano, si fondono in nuove combinazioni, in nuovi giochi. E queste donne che sono bambine o donne selvagge, arpie, sante, un po’ come quelle di Clarissa Pinkola Estes, la celebre autrice del romanzo Donne che corrono coi lupi, sono tanti archetipi da ammirare per il loro coraggio, per la fierezza, per il sangue che scorre nelle loro vene. Il sangue, sì, ecco il terzo elemento insieme al Sale e al Fuoco che fa da motore a queste storie di donne ferine che si sanno leccare le ferite ed andare avanti, sempre. Rapporti viscerali, al di là del bene e del male, sotto un sole giaguaro, ancora calvinianamente, dove l’altro può essere fagocitato e dove tutto è spinto fino all’estreme conseguenze. Giochi di coppie che si alimentano o si consumano in un meccanismo irrefrenabile, (in Spagna lo chiamerebbero Duende), una forza primigenia inarrestabile. Non resta che lasciarsi guidare dalle carte, fare come la Carmen di Bizet, abbandonarsi al Destino che ci programma 22 tappe, e per prepararsi, magari, possono servire le mie letture, la prima è nata dall’Arcano VIIII, l’Eremita. Alexander Jodorowsky vede in lui “una creatura senza patria, solitaria, tremante di freddo, con i piedi coperti di piaghe che camminava da un’eternità in cerca di che cosa?…In cerca di qualcosa, di qualunque cosa che le desse un’identità, un posto nel mondo, una ragione per continuare a vivere.” Invece l’autrice dipinge questo splendido ritratto della principessa Smeragdina, condannata a rinascere tante volte sulla terra e del suo maestro Zakarya, il Saggio.
Partendo da questo meravigliosa tela, (dopo aver letto come si vuole: o seguendo l’ordine o estraendo una carta al giorno), ognuno può dipanare il suo filo per creare il suo ritratto, come nella migliore “letteratura potenziale”, sempre di calviniana memoria, in un interminabile gioco di rimandi, di creazioni, anzi di ri-creazioni.
Io sono pronta. Buon ascolto, nel mio podcast troverete due letture: la prima tratta dal racconto ispirato all’Eremita, la seconda, scelta dall’autrice, nasce invece dalla carta La Luna e racconta della magara: Isolina.