Il binomio fantastico

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Il binomio fantastico

Eh sì, Rodari è stato un mio grande maestro, lui è il Maestro dei maestri per tutti gli insegnanti e si deve a lui l’idea che si può costruire qualcosa di scritto partendo da due parole che apparentemente non vanno d’accordo, una strana coppia come Stanlio ed Onlio, lui fa l’esempio del cane e dell’armadio, qualcuno direbbe ma che ci azzecca un cane in un armadio, nemmeno se è stato cattivo. Benissimo, io ho pensato subito a questo quando ho sentito presentare al Pisa Book Festival il 2 ottobre, quindi pochi giorni fa, il libro intitolato Oltre il ferro, tutti i minuti del basket. Quando ho visto lì l’editor Valerio Nardoni e i magnifici tre: Tommaso Paoletti  accompagnati da Marco Sodini e Gek Galanda, ho pensato che il libro nasce da una creatività portata alle estreme conseguenze e da un’idea di base  meravigliosa che mi ha attratto subito, fin da quando Valerio al telefono mi ha detto che voleva lavorare sui Tarocchi. E che ci azzecca il basket coi Tarocchi?

E’ da qui che partirò nel mio umile commento perché quest’anno festeggio le mie nozze d’argento con questo mazzo immaginifico, era il l’anno 2000-2001, quando spedivo un progetto alla mia dirigente scolastica intitolato Giochi di Coppie e di Coppe. Andiamo con ordine, i Tarocchi con il gioco del basket, diciamolo subito, non c’entrano assolutamente nulla ed è questo il bello e comunque è da questo che sono nate queste piacevolissime pagine, uno stream of consciousness dedicato a un gioco sportivo che è come una grande madre, perché poi, da questo gioco, derivano tanti altri giochi interni anche piuttosto  sofisticati. Il gioco del basket, per andare subito alla parte iconografica, è rappresentato con la carta numero quattro che è l’Imperatore ed è da questa supremazia che scaturisce tutto. Dunque Valerio insieme all’autore Tommaso ha pensato in prima battuta che il loro libro si poteva illustrare ma, se ci pensiamo bene, le illustrazioni potevano essere anche banali, potevano essere anche fotografie, invece no, sono andati a ripescare un mazzo estremamente prestigioso,  il mazzo Colleoni, conservato al museo di Bergamo; è il mazzo che Calvino ha usato ne Il castello dei destini incrociati. Ne sono nate delle immagini nuove, veramente bellissime che sono state attribuite all’artista italoamericana Elena Miele. Queste intervallano le pagine che ci raccontano questo sport al quale io mi avvicino in punta di piedi, intanto perché così sembro più alta, (essendo io una che fa parte della categoria dei “minuti”- la parola che compare nel sottotitolo, insomma io non potrei mai giocare a basket) ma mi avvicino così anche perché, nonostante abbia avuto due compagni di vita che hanno fatto parte del mondo dello sport, non so niente di questo gioco. Voglio precisare subito che questo è un libro assolutamente per tutti e non è assolutamente un manuale di basket ma forse, se posso provare a riassumerlo è un metafora che riguarda l’esistenza, la vera protagonista è dunque La vita: istruzioni per l’uso, come direbbe Perec. Quindi lo consiglio veramente a tutti e io sono la prova provata: non importa assolutamente sapere qualcosa del basket per leggerlo. Allora abbiamo un gioco-madre, il basket che è trattato a 360 gradi con un’esattezza micrometrica per 48 minuti (tanti sono i capitoli come il tempo concesso in una partita) diviso in quattro parti:i tempi del gioco del basket. Un libro geniale. Una idea di base tra tutte: mescolare l’antico e il nuovo e non solo graficamente, le carte si possono anche confrontare col modello antico ma questo lo farò in un altro post specifico legato all’iconografia del libro e poi c’è la “bizzarria” che ogni capitolo si conclude con un epigrafe, quindi invece di dare il la, ci sono poche righe (di Battiato, di, Schopenhauer di Churchill oppure anonime) in cui evidentemente si fa una sorta di  bilancio che a volte è serio e comunque sempre piacevolissimo. A proposito di questo che è un po’ il senso del libro, trovo sia presente un bellissimo insegnamento per chi come me è stato docente espresso con una domanda: “perché i grandi  maestri (quindi in questo caso i grandi allenatori) vincono? Forse perché si divertono e divertire e insegnare non è affatto stridente, non è un binomio fantastico nel mio caso poi, figlia di un enigmista, il gioco è una condicio sine qua non, è un abito colorato e un po’ eccentrico che ho indossato per 40 anni.
La zampata finale a proposito del mazzo Nardostachys è poi una vera e propria genialata: (siamo sul piano del “manoscritto dilavato” ma non aggiungo altro, la postfazione va letta). E adesso concludo, io vorrei veder stampato questo mazzo delle meraviglie, sarebbe un valore aggiunto e, sicuramente, se va in porto il mio progetto di far giocare, questa volta, gli adulti con i tarocchi, sicuramente lo mostrerei, leggendo parallelamente degli stralci dal testo. E sul rush finale mi piace riprendere  un’altra frase calviniana che recita così ne Il giardino dei destini incrociati “il gioco aveva senso solo se impostato secondo certe ferree regole”. Calvino, facendo parte  dell’Oulipo,  amava darsi delle contrainte e qui insomma quei due se ne sono date parecchie, ma anche per infrangerle un po’, come fa sempre un vero artista.  Sicuramente questo libro secondo me andrebbe proposto a chi omologo dell’Oulipo  francese porta avanti in Italia l’esperienza di Calvino, di Sanguineti, di Queneau, di Perec cioè il gruppo dell’Oplepo napoletano. Se gli editori me lo permetteranno, mi piacerebbe fare da messaggera d’amore.
Bene direi che manca solo una citazione, ma questa, anche se abbastanza scontata, ci sta: “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” ma la faccio per lasciar aperto uno spazio anche al lettore, io non so rispondere al momento anche perché ancora non ho letto il libro, ma pare sia  abbastanza di moda fare le recensioni  su ciò che in realtà non è stato letto. Ho voluto fare un commento a caldo per offrire un lancio a questo libro in tutto e per tutto originale, del resto anche Nardoni è un eclettico e quando si parla di libri a lui piace “farli strani”. Dunque, dicevo, io non so se dopo una lettura attenta, questi giocatori, questi giganti, queste torri del basket sono realmente dei duri sicuramente non sono delle divinità, sicuramente non sono dei supereroi sono solo un po’ più alti di noi -disse la volpe all’uva…del resto l’invidia è un sentimento umano… Quindi ritornerò con un altro post sicuramente sul mazzo Nardostachys e vi leggerò altri brani. Adesso, se volete, potete ascoltate questo che ho scelto dalle prime pagine perché c’è un omaggio a un poeta che io adoro Juan Ramon Jimenez ( l’ho letto anche al mio matrimonio). Lo trovate nel mio podcast (come al solito). Mi sembra che il messaggio che viene fuori dalla riflessione sul piede perno sia effettivamente bellissimo e profondo. Per quanto riguarda l’immagine, io ho provato ad  aprire il libro a caso e mi è uscita fuori la carta del  Giudizio, ma il mio non vuole essere un giudizio, semmai un battito di mani per questa meravigliosa squadra che compone la casa editrice Valigie Rosse.
Stay tuned

N.B. Ho un sogno, quello  veder esposto il mazzo Nardostachys al museo dei Tarocchi di Bergamo nel giorno della presentazione del libro, e vorrei essere lì, anche solo come lettrice. Ma mi spingo oltre,  perché non anche ad Atene?

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