Oltre l’amore di Amasi Damiani

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Lascio sempre passare almeno un giorno per far decantare e per non essere retorica. Allora, dicevo, Oltre l’amore. Molto probabilmente la chiave del film, un film complesso, per stessa ammissione del regista è proprio la parola oltre, oltre la trama, oltre la comprensione parola per parola, oltre la comprensione del mondo, che ormai non si lascia più abbracciare.
Intanto è un film sicuramente fatto col cuore, in cui come al solito Damiani mette a nudo se stesso, è un film moderno, surrealista, fatto di frammenti che sono i microcosmi di questi messaggeri d’amore che hanno un interlocutore comune: il mare, che direi è veramente l’oltre di noi livornesi. L’amore è l’altro grande protagonista, d’altra parte la parola a-mare, contiene proprio la parola mare; tra questi emerge il poeta (forse Alter Ego dello stesso regista), cioè il padre della ragazza, la moglie della coppia giovane, che celebra l’amore anche oltre la morte della sua Ella, Lui cioè continua a parlarle, ad incontrala idealmente anche se lei non c’è più, (suscitando la preoccupazione della figlia), ma invece questo dialogo ininterrotto gli dà solo serenità.
Molto bello, del resto, l’omaggio che viene fatto in generale alle donne, alle belle donne: più volte in questi monologhi a voce alta si parla dell’oro delle femmine, della bellezza da cui poi nasce il giorno:” collo di cigno, occhi di fuoco”.  E tutto si sviluppa nella dimensione del sogno, che non va perso, però c’è anche tanta verità perché la linea della trama è la storia di  giovane ingegnere Marcello (proprio l’attore che impersona se stesso) che sta lavorando per ridare la possibilità di movimento ai bambini che non riescono più a deambulare, una storia che si dipana tra Madrid e l’università di Pisa, dove, come si sa, c’è una sezione dedicata alla robotica.
Oltre a questo, direi che Amasi dimostra, ancora una volta, che si può fare Arte anche con due sole lampadine e lui ve lo racconterebbe, a me l’ha raccontato spesso, naturalmente bisogna avere un bravo operatore che segue alla lettera le indicazioni del regista, è questo signore si chiama Andrea Tosi. Bellissimo dunque l’omaggio di Amasi alla città di Livorno, altra protagonista del film, che appare in tutta la sua sfolgorante bellezza.
Direi che questo film, inoltre, dimostra come in fondo la vecchiaia (e lui è un grande Saggio) abbia il suo risvolto positivo, la libertà di potersi esprimere e di poter dire senza più filtri ciò che si pensa.
Ma forse il messaggio globale del film è questo: se non è per niente facile capire il mondo, attraverso la sensibilità e il cuore (un cuore ancora giovane) si può tentare un approccio estremo e sono proprio le pause poetiche i fili d’oro che ci offrono la trama più preziosa, basta ripercorrerle, seguendo la traccia del sentimento, seguendo il nostro battito.

 

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