SABATO SANTO, 4 aprile, 2026. Una riflessione:
Napoli, cappella Sansevero
Torneremo in questa città, la temevamo un po’, invece si è rivelata calorosa, disponibile, persino ariosa. Avevo scelto solo una “attrazione”, il Cristo Velato e appena avrò tempo, lo studierò più da vicino. Chissà quanto hanno scritto su di Lui, io che posso avere la pretesa di dire… Mah, certo è che la Cappella Sansevero è costellata di statue marmoree che rappresentano virtù ed episodi edificanti, tuttavia nessuna è più viva di Lui, di quel Cristo disteso che dovrebbe invece rappresentare un cadavere avvolto nel sudario. E per me che guardo, Lui sta dormendo, si riposa dalle fatiche della Passione, della quale porta i recenti, inequivocabili segni.
Ha compiuto la sua Missione Divina, ma che travaglio per non allontanare da sé quel calice. Adesso è come pacificato nel suo riposo che non sembra affatto un riposo eterno, infatti è solo una pausa, poi tornerà per resuscitare i vivi e i morti.
Nessuna delle foto del bookshop, nessuna dico, è lontanamente paragonabile all’originale, è come se gli scatti non abbiano potuto restituire la meraviglia di quel lenzuolo sacro che adesso, finalmente lo scherma dai mali del mondo, dalla troppa brama di luce che spesso ottunde la mente degli uomini. Le foto, al massimo, sono solo un pallido riflesso. Il miracolo che ho di fronte invece è addirittura doppio, intanto è la materia trasfigurata per mano dell’artista: il marmo è divenuto cera, si è come liquefatto per fondersi col soggetto dormiente e in più la scorza umana si è totalmente integrata con la dimensione divina, restituendoci un Cristo (ecco il secondo) che si mostra a noi vivo, quieto e libero, finalmente, dal peso di una Settimana, intrisa di aggressività, menzogna, morte.
Il Suo Corpo porta ancora tutti i segni delle torture ma la Sua Mente è leggera, e la sua figura è immersa in un sonno ristoratore, quello che tutti rigenera.
Lontani dal suo Volto Santo, chiodi, tenaglia e corona, restano ai suoi piedi, ora eternati dall’arte e tutto il suo Sacrificio, compiuto per amore nostro, è sublimato nel riposo, nel sonno che, ripeto, allenta ogni cosa, cancella il dolore e questo è il miracolo supremo. Con un soffio di Vita che sembra uscire dalle sue labbra, il Cristo forse ci ha appena detto: “Tutto è compiuto.”