Le città degli altri

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 “Ora vivo in una stanza
e il mio abito rischiara,
come il vento che preme ai vetri,
le ore, e tutto pesa e tutto sento”

Le città degli altri è il titolo dell’ultimo libro di Letizia Dimartino, un titolo che contiene una falsità assoluta perché Letizia è in stretta connessione con questi luoghi, possiede intimamente queste città tanto da diventarne la regina incontrastata.
Noi la perdoniamo per questa bugia che ci rende la lettura ancora più coinvolgente.
Tanta letteratura di viaggio è arte, ma l’autrice qui fa una operazione ulteriore, propone una mappatura del cuore e quando le città che si incontrano diventano i compagni di viaggio si crea un album dai colori multiformi. Sempre se si ha il tocco di Letizia.
Viaggio e vita diventano un tutt’uno, passato e presente s’intrecciano nella ricerca della sensazione perduta, dell’essenza del luogo, di quell’attimo irripetibile in cui è avvenuto l’incontro d’amore. “Essere pittrice era il mio grande sogno” ma lei lo è, assolutamente, lei riesce a fotografare anche gli impulsi più intimi e i suoi scatti prevedono diverse angolazioni e inquadrature che vanno dal primissimo piano alla ripresa dall’alto, come quella di un drone che abbia in dotazione anche uno scandaglio per arrivare dritto al cuore, quello di noi lettori.
Ho cominciato a leggerlo partendo dal Sud, perché è lì che Letizia è nata, per risalire piano piano fino a Milano, (città che conosco meglio perché ci ha lavorato mio padre) e ho scelto alcuni flash di questo diario poetico per farveli ascoltare, le pagine belle vanno sentite, secondo me, per apprezzarle veramente.

Ecco che cosa possono gli occhi dell’autrice e la sua penna.

“Gli altri con cui guardarci e basta. Gli occhi, e le poche parole essenziali. Il pensare semplice”.

Questo recupero di visioni, di sensazioni profonde è un’operazione difficile, è come se il suo sguardo fungesse da retino, e lei sa bene come usarlo, lei, che col mare ha avuto un rapporto privilegiato, sa cosa ripescare.

Ma seguiamola in una città in cui il mare è assente: Milano

 

E poi ci sono le canzoni, quelle dei miei tempi,  che fanno da colonna sonora a queste epifanie,  cara Letizia, hai ricordato il “nostro Battisti”, ma questo sarà materia di un altro post, dedicato al senso dell’udito.

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