Soste forzate

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Mi piacciono i libri che partono da un assunto di base, o contrainte, come dicono gli oulipienne. Questo lo fa.
29 racconti che si possono leggere a piccole dosi, scegliendo la parola chiave che li definisce. Ventinove fermate in un viaggio esistenziale da voler essere a vivere. Tanti personaggi oppressi dalla solitudine in un mondo segnato dalla incomunicabilità, dalla ricerca spasmodica del successo, del vero amore, del potere. Così vizi capitali e disillusioni ritraggono la nostra società odierna senza ipocrisia, ne fanno emergere le contraddizioni, le storture, i falsi miti, attraverso una prosa che scava dentro i più profondi recessi dell’animo umano con un bisturi infallibile e impietoso. Ogni racconto è il ritratto di un personaggio, chissà se il fatto di avere un padre pittore è servito a Giulio per avere una pennellata così potente. Quanta verità in questo libro, sarebbe da leggere alle scuole superiori per fare un bel percorso di educazione alle emozioni, tentando di far deviare i nostri ragazzi dalla via obbligata a cui spesso porta l’omologazione.
Ascoltate la lettura dell’incipit di Le bombe più pericolose, è la fermata 19 dedicata all’ignavia, ma i tre uomini che animano questa saga, breve ma intensa, sono tutt’altro, forse per la legge del contrappasso sono, caso mai, dei coatti del lavoro, dei moderni Sisifo che tentano la scalata sociale, ma, ahimè per loro, l’effimero li attenderà dietro l’angolo. Mi ha ricordato il racconto di Buzzati: I giorni perduti.
Meditiamo, stiamo per fare il bilancio di un anno difficile,
Soste forzate ((edizioni La gru) è una bella strenna, oltretutto dietro c’è una buona causa, i diritti d’autore sosterranno We world una organizzazione che salva le bambine costrette a sposarsi minorenni.