Per il suo 101 compleanno

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RICORDO DI LILIANALDO PER LA RIVISTA PENOMBRA

Nonostante sia morto da più di venti anni, ho un ricordo molto vivido: la sua mitezza, il suo animo gentile e l’atteggiamento di accoglienza totale nei confronti di tutti. Era incapace di concepire il male, non era attrezzato nei confronti di nessuna manifestazione umana che nascondesse una cattiva propensione, invidia, gelosia e per questo era così vulnerabile. La sua era una tenerezza disarmante e credo che il suo cuore superasse in dimensione e potenza persino la sua mente. Un uomo strabiliante davvero come recita la soluzione  del rebus che è riportato in copertina al libro che gli ho voluto regalare per il suo centesimo compleanno. Ricordo che teneva in collo, a turno, le nostre gattine, mentre lavorava, termine improprio perché per lui l’enigmistica era un amore assoluto superato solo da quello che provava per mia madre e per le sue figlie. Ricordo lo sguardo sconcertato delle mie compagne di scuola quando lui ci proponeva la risoluzione di giochi che teneva a memoria e lo stupore dei compagni di università che si chiedevano come facesse a passare da un gioco all’altro, senza soluzione di continuità. Per me era tutto normale, mi aveva cresciuta così: a pane e crittografie. Ricordo con strazio i suoi occhi pieni di lacrime quando non fu più in grado di sfogliare il vocabolario, suo compagno di gioco da sempre. E qui mi fermo perché, seppure a distanza di così tanto tempo la commozione potrebbe travolgermi. Voglio parlare di lui come maestro, ma non direttamente, non saprei farlo e poi sarei troppo di parte, userò le parole di un suo allievo: “Chi ebbe, come me, la fortuna di averlo come maestro, rimase incantato (e ben arricchito dagli insegnamenti !) per il suo modo chiaro, lineare,logico, senza paroloni per tecnici iniziati, nello spiegare le caratteristiche dei giochi, i pregi da ricercare, i difetti e gli errori da evitare ….
Io lo considero tra i veri precursori della moderna arte crittografica,che tolsero ragnatele, muffa ed arzigogoli, e diedero regole precise a quest’ arte”. Concludo riferendomi  alla sua eredità, all’opera di modesta divulgazione a cui ho dedicato le mie tre pubblicazioni: ho organizzato tanti progetti per i miei alunni e seminari per i miei colleghi per far conoscere l’enigmistica. Ora che ho chiuso con il comparto giovani mi sono dedicata ai non più giovani e  all’università della terza età di Livorno ho proposto per due anni un laboratorio intitolato come il mio blog: le parole giocattolo. Vi invito a navigarlo e già alla festa de La Sibilla ho chiesto collaborazione per eventuali invii di giochi e lo faccio anche da qui, da questa prestigiosa rivista che lui amava tanto. Mi piacerebbe che anche chi non ha conosciuto Lilianaldo ne conservasse la memoria e magari si ispirasse ai suoi giochi; lui faceva giochi epigrammatici e crittografie di grande pregio e in un documento che  era stato conservato da Zanzibar si legge che Lilianaldo si era piazzato al primo posto nella classifica finale,  superando addirittura l’insuperabile Marin Faliero. Forse però nemmeno gli amici più cari sanno qual era la sua seconda passione. Era la musica, in casa ballava il tip tap al suono della radio e cantava in un inglese un po’ maccheronico le canzoni di Cole Porter dei film con Fred Astaire, il suo mito da sempre. Era sempre allegro e io me lo voglio ricordare così, quando si divertiva a fare il fantasista. Era bravo davvero e si era esibito anche sui palcoscenici dei teatri di Livorno durante il passaggio della guerra. Anche questa passione mi ha trasmesso, infatti durante i miei spettacoli  canto per lui.