Accadeva il 22 gennaio del 1930 a Roma. Eccovi una poesia incentrata sul senso della morte, sulla caducità della vita, sul vuoto lasciato da chi ci è caro, tutto espresso in versi brevi alcuni brevissimi.
FOGLIE
Quanti se ne sono andati…
Quanti.
Che cosa resta.
Nemmeno
il soffio.
Nemmeno
il graffio di rancore o il morso
della presenza.
Tutti
se ne sono andati senza
lasciare traccia.
Come
non lascia traccia il vento
sul marmo dove passa.
Come
non lascia orma l’ombra
sul marciapiede.
Tutti
scomparsi in un polverio
confuso d’occhi.
Un brusio
di voci afone, quasi
di foglie controfiato
dietro i vetri.
Foglie
che solo il cuore vede
e cui la mente non crede.
Che cosa resta di loro? “Foglie”, “un polverio confuso d’occhi”, “un brusio di voci afone” “controfiato”=controvento, potremmo dire, la mente forse non crede alla loro presenza ma il cuore vede queste tracce. E’ una graduale e progressiva ricomparsa di segni, grazie ad un nuovo potere dato al cuore: quello di vedere. Tutti noi lo facciamo ogni volta che ci manca qualcuno. Possiamo completare con il nome del nostro caro che non c’è più e farne un epitaffio intimo e delicato. Io vi lascio la mia lettura.