E luce fu

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In uno scenario futuribile, in cui non esiste più il sole e domina la nebbia che è anche simbolo di una volontà di appiattimento delle coscienze, due personaggi (un giovane e un vecchio) fanno conoscenza. La loro frequentazione offre al ragazzo la possibilità di approfondire un passato inimmaginabile che ai più sembra (per usare un eufemismo) solo una fola raccontata dai pazzi. Le storie del vecchio sono suggestive, una vera e propria linfa vitale per il ragazzo:  “era sentire i confini del mondo intero dilatarsi di colpo, come per un’esplosione, un istante prima che tutto tornasse com’era”.
Icaro, che aveva assunto il nome di chi si era avvicinato così pericolosamente alla stella madre del nostro sistema solare, comincia allora a scrivere poesie dedicate al sole, al creato abitato da animali e piante e a fantasticare per colorare il grigiore che lo circonda. Una simbiosi perfetta tra Maestro e Allievo. Quasi perfetta.
Questo si legge nelle prime pagine di un meraviglioso racconto scritto da Lucrezia Bertini alias  Snee Dronningen: E luce fu ha una costruzione impeccabile,  geometrica e un finale assolutamente sorprendente.
Sicuramente apprezzerete anche il tessuto sintattico lessicalmente ricco e privo di imperfezioni, il dialogo coinvolgente e la grande capacità descrittiva che fa di questo brano una sinossi perfetta per un nuovo episodio di Ai confini della realtà, ma Lucrezia è troppo giovane…
Questa ragazza è veramente molto talentuosa, deve continuare ( ha scritto una monumentale trilogia) senza se e senza ma.  Basta spoilerare, adesso, chi vuole può ascoltare la mia lettura in due file audio.

 

 

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