Cade oggi l’anniversario della nascita del grande scrittore colombiano, sentite cosa scrive nell’introduzione alla sua raccolta di racconti intitolata: Dodici racconti raminghi) :“nel primo paragrafo di un romanzo bisogna definire tutto: struttura, ritmo, lunghezza e persino il carattere di qualche personaggio”, quindi all’Unitre è un po’ che ci occupiamo di incipit. Ora vorrei però che completaste la parte centrale di uno dei racconti di Marquez. Guardate un po’:
L’aereo della bella addormentata G. Garcia Marquez
Era bella, elastica, con una pelle morbida color del pane e gli occhi di mandorle verdi, e aveva i capelli lisci e neri e lunghi fin sulla schiena, e un’aura di antichità che poteva essere dell’Indonesia come delle Ande. Era vestita con un gusto sottile: giacca di lince, camicetta di seta naturale a fiori molto tenui, pantaloni di lino grezzo, e scarpe lineari color delle buganvillee. “Questa è la donna più bella che abbia mai visto in vita mia” pensai quando la vidi passare col suo silenzioso incedere da leonessa, mentre io facevo la coda per imbarcarmi sull’aereo per New York all’aeroporto Charles de Gaulle di Parigi. Fu un’apparizione sovrannaturale che esistette solo un istante e scomparve tra la folla dell’atrio…..
Qui dovete lavorare voi…
IL FINALE: Si tolse la mascherina, aprì gli occhi radiosi, raddrizzò il sedile, scostò la coperta, si scosse i capelli che si pettinavano da soli col loro peso, si rimise il cofanetto sulle ginocchia, e si fece un trucco rapido e superfluo, che le fu sufficiente per non guardarmi finché la porta non si aprì. Allora si infilò la giacca di lince, mi passò quasi addosso chiedendomi convenzionalmente scusa in uno spagnolo puro delle Americhe, e se ne andò senza neanche salutare, senza nemmeno ringraziarmi per tutto quello che avevo fatto per la nostra notte felice, e scomparve fino al sole di oggi nell’amazzonia di New York.
Tenete conto del titolo e inventatevi un possibile svolgimento della storia che si concluderà con…un nulla di fatto.