5- Le undici di mattina

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I quadri di Hopper sono stati usati in svariati modi, in tempi recenti come emblemi della solitudine pre-covid nell’opera di tre fotografi che hanno messo degli esseri viventi al posto dei soggetti dipinti, Win Wenders, poi,  ha fatto un interessante cortometraggio d’arte. ( lo trovate su YT)
Hopper è stato visto anche  come storyteller, in pratica come fonte d’ispirazione per scrivere storie, operazione legittima visto che pare che i coniugi Hopper (anche lei era una pittrice) si divertissero a dare un nome ai personaggi e a vederli in azione.
Ombre è il titolo della raccolta ispirata ai suoi dipinti uscita nel 2017.
Ne ho letto alcuni stralci, è senza dubbio appassonante: è presente Steven King e tanti altri, King ovviamente, ha scelto la via del noir, ma anche quella di Joyce Carol Oates è una scelta forte, ti prende alla gola.
La scrittrice, una penna contemporanea veramente da seguire, usa un finale  aperto, apertissimo, e noi guardando il dipinto partecipiamo alla vicenda di questa ragazza che fa la segretaria tuttofare, o meglio, la mantenuta di un uomo che le paga l’affitta e la incontra il giovedì.
E’ una storia che va avanti da tempo, forse troppo.
Nuda, lui la vuole così, a parte i tacchi alti, nell’attesa, cerca di immaginarsi com’è la moglie di lui,  perché, Lui da vero gentiluomo, non ne gliene parla mai, però poi è con la mmadre dei suoi figli che va a trascorrere le vacanze.
Nell’attesa, Lui è costantemente in ritardo, Lei pensa anche al tempo che passa, a se stessa che sfiorisce, infine pensa  alle forbici nascoste sotto il cuscino della poltrona azzurra; al tocco risultano quasi incandescenti, umide.
“Provo quasi un senso di pace, dice tra sé e sé, aspetto”