Spaventi d’agosto

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                    "lo sforzo di scrivere
    un racconto breve è intenso quanto cominciare un romanzo.  Perché  nel
    primo paragrafo di un romanzo bisogna definire tutto: struttura, tono,
    stile,  ritmo,  lunghezza,  e talvolta persino il carattere di qualche
    personaggio.  Il resto è il piacere  di  scrivere,  il  più  intimo  e
    solitario che si possa immaginare, e se uno non rimane a correggere il
    libro  per  il  resto della vita è perché lo stesso rigore di ferro di
    cui c'è bisogno per cominciarlo si impone per  finirlo.  Il  racconto,
    invece,  non  ha  inizio  né fine: viene o non viene.  E se non viene,
    l'esperienza propria  e  altrui  insegnano  che  quasi  sempre  è  più
    salutare ricominciarlo per un'altra via,  o buttarlo nella spazzatura.
    Qualcuno che non ricordo l'ha detto bene con una frase consolante: «Un
    buon scrittore lo si apprezza meglio da quanto straccia che da  quanto
    pubblica».  E'  vero che non ho stracciato i brogliacci e gli appunti,
    ma ho fatto di peggio: li ho spinti nell'oblio."da Dodici racconti 
    raminghi di G. G. Marquez

Il racconto che vi ho letto e di cui trovate il file in testa all'articolo, ha tutti gli ingredienti
 per riuscire una bella prova di scrittura: un indizio trascurabile all'inizio, che poi si rivelerà veritiero,
 l'ambientazione italiana dove per convenzione può trovarsi un villain o un losco 
figuro, l'irruzione dello stra-ordinario nell'ordinario, il ribaltamento delle 
aspettative del lettore. Insomma giudicherete voi.