Ricordo di Gabo

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“La cosa che più mi interessa al mondo è il processo creativo. Che razza di mistero è questo che fa sì che il semplice desiderio di raccontare storie si trasformi  in una passione tale che un essere umano è capace di morirne, di morire di fame o di freddo o di quel che sia pur di fare una cosa che non si può né vedere né toccare, e che in fin dei conti, in realtà, non serve a nulla…” Si esprime così Gabriel Garcia Marquez, scomparso il 17 aprile del 2014 (per una complicanza polmonare);  quest’anno è stato ricordato poco perché la tragica morte di Sepulveda, avvenuta più o meno negli stessi giorni, ci ha zittito tutti. Ho studiato tanto Gabo, quando più di vent’anni fa cominciai a interessarmi di Scrittura Creativa, ho letto molto dei suoi laboratori, anche quelli di sceneggiatura, i suoi consigli sul racconto breve, perché lui è partito così. Sto leggendo le sue prime prove contenute nella raccolta Occhi di cane azzuro che contiene anche l’embrione di Cent’anni di solitudine nel Monologo di Isabel mentre vede piovere su Macondo. E’ uno dei miei preferiti insomma, allora, per fargli un tributo, leggerò da Dodici racconti raminghi Spaventi d’agosto