Dedicato a Piero Bartezzaghi

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E’ quel signore a destra, un vero signore dell’enigmistica, quello al centro invece è il mago dei rebus Giancarlo Brighenti (Briga). Tra poco ricorrono trenta anni dalla morte di Piero il re dei cruciverba, anni fa gli feci un omaggio, questo: chi almeno una volta nella vita non si è cimentato con i cruciverba a schema libero di Piero Bartezzaghi, contenuti nella famosa rivista di enigmistica “che non teme imitazioni”? Io credo che magari sotto l’ombrellone, al mare, tutti o quasi abbiano fatto la conoscenza di questo maestro delle parole crociate. Piero è scomparso prematuramente ma è ancora presente nel nostro ricordo con tutta la signorilità, la cultura, l’enorme erudizione che hanno fatto di lui uno dei più grandi enigmisti del panorama italiano. Bartezzaghi senior, famoso per i suoi “rompicapo” incrociati, è stato anche, e questo non tutti lo sanno, un grandissimo autore di giochi cosidetti poetici

Vi propongo uno dei suoi capolavori:

FRASE ANAGRAMMATA DIVISA (5, 8 = 6/7)

Oltre la memoria dei tempi
Declina il sole in riflessi di fiamma,
sussurrano fronde lievi, si sfiata
un organetto per le vie del centro.
Nella camera svuotata dai silenzi,
quadri dai colori cangianti
hanno toni dimessi e tra i bianchi fiori
le colombe ripiegano il capo
come per uno stanco gioco di prestigio.
Di quello che è stato, a noi sfiduciati
che resta? Una poltrona e un comando
a distanza per cambiare programma.
Perché non potere di più?

In un mondo come il nostro, vivere
è rincorrere fuggevoli farfalle
tra imboscate ed inganni gentili,
è rotolare di ciottoli in stagni verdi
e perdersi tra vaghe promesse
in mari forestieri, oltre i continenti.
Ognuno di noi credeva di essere libero,
ma la favola si è smarrita nella memoria
dei tempi. Di noi, spiriti irrequieti,
e della nostra voglia d’amore
è rimasta solo una voce lontana
e un senso di desideri e paure.

Se avessimo ali per fuggire alla memoria
ruberemmo scintille a focolari
per accendere i torbidi orizzonti
ed innalzare sfolgoranti troni
a lune celesti: lasceremmo così
alla Terra i cuori di pietra
e cercheremmo nel cielo orbite
per roteare con le stelle.
Trasecolati da cose troppo grandi
e dagli scempi di una natura infelice,
ci affacciamo alle finestre della solitudine:
e non ci bastano gli occhi per piangere.

Zanzibar (Piero Bartezzaghi)

Se avete risolto la prima parte (peraltro la più facile, perchè legata al mondo di oggi), otterrete la frase: crisi politica, non resta che anagrammarla, spostandoci nella mitologia. Aiutati dalle nostre letture dannunziane, non sarà poi troppo difficile riconoscere negli “spiriti irrequieti” i satiri che in imboscate davvero boscherecce e non legate a brogli elettorali o a “mani pulite”, inseguono “fuggevoli farfalle”. Ho sottolineato un falso derivato (diminutivo): ciottolo da ciotto=sasso, ma anche zoppo, sciancato. I seguaci di Pan non avevano il piede equino? Sta a voi, adesso, scegliere se continuare a ragionare sulle lettere rimaste, per arrivare al terzo termine, o decidere di scandagliare la terza strofa.

Penso che abbiate scelto la seconda ipotesi, lo avrete capito, si parla dei ciclopi. La soluzione è dunque: crisi politica= satiri/ciclopi

Qualsiasi commento rischierebbe di rovinare questo piccolo capolavoro; due soli richiami: intanto quel trasecolati: alla lettera vuol dire, si sa, sbalorditi, e si riferisce, nel senso apparente, agli uomini del ventesimo secolo , la parola però, etimologicamente deriva da secolo, e insieme al prefisso, significa uscire dal mondo, dalla realtà, come alludere meglio al mondo mitologico? Da notare infine quel fulmen in clausola “non ci bastano gli occhi per piangere”!

da Susanna Nugnes, Il filo d’Arianna, Ets, 1999