Come pensano gli enigmisti?

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Pensano soprattutto col lobo destro del cervello,  il luogo deputato della creatività; ci aiuta ad entrare nel cuore dell’enigmistica, un grande, grandissimo autore Mario Daniele, si firmava Favolino. Attualmente suo figlio Cesare continua la sua opera di redattore della rivista Penombra, una rivista antichissima e molto prestigiosa. Quest’arte del “parlar doppio” ha come suo principe il bisenso ed usa a piene mani le parole polisemiche, cioé quei termini che hanno più di un significato. Traggo gli esempi da una intervista che Favolino rilasciò tanti anni fa:

Latte= non solo quello delle mucche, ma il plurale di latta
Chiese= non solo il luogo di culto, ma il passato remoto di chiedere
Tende=dal verbo tendere, ma anche elementi di arredo
Credenza= la fede e la dispensa
Sale= stanze ma anche il condimento
Rose= il fiore ma anche il passato remoto di rodere

Ebbene, per una sorta di automatismo l’enigmista sa che il primo termine è il più scontato e, nella risoluzione dei suoi giochi, è sul secondo termine che si deve concentrare, ma sempre per citare Mario Daniele, ” si potrebbe andare avanti all’infinito”…