Ci ha lasciato stamani Luis Sepúlveda, ora siamo orfani della sua penna, orfani della sua grazia; lui che, insieme a Petrini, aveva cercato la felicità in un seme, in un rapporto sincero, in un mondo più sostenibile e meno frenetico. Grande come sanno essere i romanzieri che nascono nelle terre calde ispano americane ci ha insegnato a volare. Ho sempre pensato che dietro Zorba, il gatto de La gabbianella e il gatto ci fosse lui. In fondo, a guardarlo bene, sembra un po’ un gatto.
Vi leggerò la pagina forse più famosa di questo libro così ricco anche per gli adulti, una pagina che si conclude con questa frase:
“Zorba rimase a contemplarla finché non seppe se erano gocce di pioggia o lacrime ad annebbiare i suoi occhi gialli di gatto nero grande e grosso, di gatto buono, di gatto nobile, di gatto del porto.” Da oggi abbiamo una responsabilità in più, lui dall’alto controllerà se abbiamo davvero imparato a volare.
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