Lord Alfred 2

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Dopo la lettura, Alfred come folgorato, si abbandonò sulla poltrona stile savonarola che aveva scelto da un antiquario milanese e cercò di visualizzare questa ragazza. Questa volta fu la sua cultura in ambito artistico a venirgli incontro, se la vedeva davanti con le labbra turgide, gli occhi che guardano lontano, con un’espressione intensa e un po’ malinconica, in mano un melograno, il frutto della passione rosso e invitante come le sue labbra e una cascata di capelli bruni. Era la Proserpina di Rossetti, ma no, non poteva essere lei,  la madre aveva fatto accenno alla chioma color del sangue e allora era Pandora, chissà cosa poteva contenere il suo scrigno di segreti… “Che sciocco! -si disse- Dante Gabriel Rossetti aveva dipinto questi due soggetti usando sempre la stessa modella, Jane Morris, la moglie del suo migliore amico; gli italiani sono da sempre dei villain” e sorrise pensando alle birichinate altrui.
Alfred non poté resistere a lungo alla curiosità, affidò la piccola dimora diroccata alle cure dell’insostituibile maggiordomo Butler che lui amabilmente aveva soprannominato Nosfy, tanto assomigliava a Klaus Kinski nel film Nosferatu; Nosfy era l’unico souvenir che si era portato via da Northanger Abbey, era un po’ inquietante è vero, bisogna ammetterlo, ma di un’efficienza davvero encomiabile. Così il conte poté far ritorno a casa, durante un uggioso e novembrino week-end e lì avvenne il tanto agognato incontro.
         Scarlett era davvero adorabile, la carnagione chiarissima, la chioma preraffaellita, gli occhi di vetro come le biglie dei bambini color verde tiffany; l’aveva intravista nel parco, vestita di un abitino color lavanda, con le maniche a sbuffo albicocca. Era lei la responsabile di quell’estate di San Martino, aveva diffuso la sua luce dappertutto, proprio come il suo scrigno di Pandora,  era riuscita finalmente a mitigare il clima inglese rendendolo simile a quello italiano. La madre lo attendeva nel salone grande con gli arazzi delle Fiandre per un thè rosso con biscottini e plum cake. Erano passati più di quattrocento anni eppure lui era ancora bellissimo. Pallido ed emaciato come sempre, aveva assunto però un’espressione fissa, uguale a quella della madre, come se il suo problema fosse diventato davvero insormontabile. Scarlett arrivò nella sua nuvola di organza portando con sé quell’ inspiegabile ventata di primavera. Lo vide seduto sulla dormeuse: era il classico dandy, portava una camicia di raso con giabò alle maniche e al collo, una giacca longuette color indaco proprio come i suoi occhi, una tuba con la fascia dello stesso colore della giacca, un bastone con la testa in avorio. A lei, vegetariana, la scelta del bastone non piacque e poi Alfred aveva qualcosa di ambiguo, pareva una creatura d’altri tempi, era glaciale, un animale a sangue freddo. Insomma, la prima impressione non fu delle migliori e poi Scarlett, per quanto giovane, sapeva che non era il caso di creare un conflitto d’interesse tra cuore e lavoro e comunque -si disse- non avrebbe ceduto subito. Certo Alfred era bello sì e molto, lo osservò ancora, non vista, anzi era bellissimo, ma un po’ mesto, all’improvviso, infatti, aveva assunto un atteggiamento un po’ blasè, Alfred era uomo di mondo e sapeva anche un po’ fingere ma soprattutto era convinto che in amor vince chi fugge. La verità era che era rimasto stordito dalla visione di Scarlett; per una volta sua madre aveva avuto ragione, non c’erano dubbi: quella donna doveva essere sua ma alle sue condizioni, doveva diventare l’angelo del focolare, dovevano invecchiare insieme. Ma come? Tutto questo era impossibile, lui non poteva sottrarsi al suo destino di giovane vecchio e lei sarebbe sfiorita e lui avrebbe assistito al disfacimento della bellezza della sua amata, nooooo, che terribile abominio: il tempo uccide ogni cosa. Una volta ottenuto il suo assenso, l’avrebbe … mummificata, una sorta di ibernazione, come al tempo dei faraoni, così lui avrebbe potuto aspettare.

Ma cosa? E che diamine! La scienza, nella  perenne ricerca della longevità a tutti costi, sarebbe arrivata a scoprire l’elisir dell’eterna giovinezza prima o poi. Insomma, era pronto a fare anche un patto col diavolo, lui novello Faust, per la sua Scarlett avrebbe venduto l’anima e se non fosse bastato si sarebbero trasferiti a Shangri-La, il paradiso perduto, in eterna vacanza con Mamy e Nosfy, circondati da uno stuolo di figli con le guance bianche e rosse come la mela di Biancaneve.