La mascherata della morte rossa

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I miei alunni sicuramente ricorderanno le mie lezioni su Edgar Allan Poe, perché forse, in assoluto, tra tutti gli scrittori del fantastico, era quello che preferivano. Il racconto che ho scelto è di assoluta terrificante attualità, anche se non è poi così tipico nella produzione del grande scrittore americano. Questo orrore è di tipo medioevale, fa pensare ai secoli bui, alle fosche tinte di un tempo in cui la diffusione di un morbo era assolutamente irrefrenabile. Poe tuttavia ne fa un racconto con pennellate barocche e la descrizione della festa in maschera è un tripudio di colori, di vitalità e di grottesco mischiati insieme, come solo lui, credo, sa fare. Intanto vi metto l’incipit, nella meravigliosa traduzione di Giorgio Manganelli e a breve il video sul mio canale.

La mascherata della morte rossa

Da gran tempo la “Morte Rossa” devastava la contrada. Mai s’era avuta pestilenza tanto letale, di tanta atrocità. Il sangue era il suo Avatare il suo sigillo,il color rosso e l’orrore del sangue. Acri dolori, poi subito vertigine, e sangue che sgorgava dai pori, e il mortale disfacimento. Le macchie scarlatte sul corpo, specialmente sul volto della vittima, erano il letale contrassegno che la escludevano dall’aiuto e dalla sollecitudine dei suoi simili. Insorgeva il morbo, si diffondeva e concludeva nell’arco di mezz’ora.
Ma il principe Prospero erafelice, temerario, sagace.
Quando le sue terre furonoa metà spopolate, convocò alla propria presenza tra cavalieri e dame di corte forse mille amici, robusti e di ilare cuore, e con costoro si ritrasse entro una abbazia fortificata, appartato rifugio, e solitario. Era questa una struttura magnifica ed estesa, invenzione del gusto del principe, eccentrico e tuttavia solenne.
Un muro forte ed alto tutta la cingeva. Le mura avevano porte di ferro. I cortigiani, come furono entrati, recarono crogiolie massicci martelli e saldarono le serrature.Erano deliberati a non lasciare via di fuga o di ingresso ai subiti impulsi della disperazione, o al delirio degli occupanti. Vi erano buffoni, vi erano improvvisatori, e danzatori, e musici, e la Bellezza, e vino.
Tutto era lì dentro, ed anche la salvezza. Fuori, era la “Morte Rossa”.