Padre e figli: i Bartezzaghi
Chi almeno una volta nella vita non si è cimentato con i cruciverba a schema libero di Piero Bartezzaghi, contenuti nella famosa rivista di enigmistica “che non teme imitazioni”? Io credo che magari sotto l’ombrellone, al mare, tutti o quasi abbiano fatto la conoscenza di questo maestro delle parole crociate. Piero è scomparso prematuramente ma è ancora presente nel nostro ricordo con tutta la signorilità, la cultura, l’enorme erudizione che hanno fatto di lui uno dei più grandi enigmisti del panorama italiano. Bartezzaghi senior, famoso per i suoi “rompicapo” incrociati, è stato anche, e questo non tutti lo sanno, un grandissimo autore di giochi cosidetti poetici. Piero se n’è andato nel lontano 1989 i primi di ottobre ed io voglio rendergli omaggio presentando una frase anagrammata che lo vide vincitore al 51° Congresso Nazionale di Enigmistica Classica. Capri 1984.
FRASE ANAGRAMMATA (5 8 = 6/7)
Oltre la memoria dei tempi
Declina il sole in riflessi di fiamma,
sussurrano fronde lievi, si sfiata
un organetto per le vie del centro.
Nella camera svuotata dai silenzi,
quadri dai colori cangianti
hanno toni dimessi e tra i bianchi fiori
le colombe ripiegano il capo
come per uno stanco gioco di prestigio.
Di quello che è stato, a noi sfiduciati
che resta? Una poltrona e un comando
a distanza per cambiare programma.
Perché non potere di più?
In un mondo come il nostro, vivere
è rincorrere fuggevoli farfalle
tra imboscate ed inganni gentili,
è rotolare di ciottoli in stagni verdi
e perdersi tra vaghe promesse
in mari forestieri, oltre i continenti.
Ognuno di noi credeva di essere libero,
ma la favola si è smarrita nella memoria
dei tempi. Di noi, spiriti irrequieti,
e della nostra voglia d’amore
è rimasta solo una voce lontana
e un senso di desideri e paure.
Se avessimo ali per fuggire alla memoria
ruberemmo scintille a focolari
per accendere i torbidi orizzonti
ed innalzare sfolgoranti troni
a lune celesti: lasceremmo così
alla Terra i cuori di pietra
e cercheremmo nel cielo orbite
per roteare con le stelle.
Trasecolati da cose troppo grandi
e dagli scempi di una natura infelice,
ci affacciamo alle finestre della solitudine:
e non ci bastano gli occhi per piangere.
Zanzibar (Piero Bartezzaghi) Vediamo come si può analizzare il poetico: io propongo di mettere in evidenza i doppi sensi che veicolano il senso reale cioè la soluzione. Questa analisi compare nel mio manualetto intitolato “Il Filo d’Arianna”, che ho pubblicato nel 2000 con l’editore ETS di Pisa. Nella prima strofa ho messo in corsivo le parole chiave, gli indizi per il solutore, si riferiscono alla sfera semantica della prima parte del diagramma numerico, ovvero alla frase. La soluzione è: crisi politica, non resta che anagrammarla, spostandoci nella mitologia, così, aiutati dalle nostre letture di raccolte dannunziane, non sarà poi troppo difficile riconoscere negli “spiriti irrequieti” i Satiri che in imboscate davvero boscherecce e non legate a brogli elettorali o a “mani pulite”, inseguono “fuggevoli farfalle”. Nella seconda strofa ho sottolineato un falso derivato (diminutivo): ciottolo da ciotto=sasso, ma anche zoppo, sciancato. I seguaci di Pan non avevano il piede equino? Sta a voi, adesso, scegliere se continuare a ragionare sulle lettere rimaste, per arrivare al terzo termine, o decidere di scandagliare anche la terza strofa.Penso che abbiate scelto la seconda ipotesi, lo avrete capito, si parla dei Ciclopi.
Qualsiasi commento rischierebbe di rovinare questo piccolo capolavoro; due soli richiami: intanto quel “trasecolati”: alla lettera vuol dire, si sa, sbalorditi, e si riferisce, nel senso apparente, agli uomini del ventesimo secolo, la parola però, etimologicamente deriva da secolo, e insieme al prefisso, significa uscire dalla realtà, come alludere meglio al mondo mitologico? Da notare infine quel fulmen in clausola “non ci bastano gli occhi per piangere”!
Alessandro Bartezzaghi è il figlio maggiore (il minore si chiama Paolo e fa il redattore de La gazzetta dello sport) ed è quello che ha seguito le orme paterne nell’ambito dei cruciverba, per darci ancora il piacere di risolvere le parole crociate sulla rivista che non teme imitazioni. Alessandro è una persona splendida (“vizio” di famiglia) e io sono onorata di essergli amica su FB. Il suo profilo è bellissimo (provare per credere), i suoi post sono delicatissimi, ricchi di flash, di spunti narratologici, di humour, il tutto intessuto da una grande intelligenza e da una grande cultura. Talvolta Alessandro ci apre la porta della sua casa e attraverso le sue reveries ci concede di ripercorrere le tappe della sua vita attraverso dei “pezzi di bravura” scritti con lodevole perizia e altrettanta modestia. Poesia pura, una gioia per gli occhi e vero alimento per il cuore.
Che dire del figlio Stefano? E’ l’inventore della “parola da gioco”, il suo professore alla D.A.M.S di Bologna è stato Umberto Eco. Il più lungo palindromo da gioco è “accavallavacca“, che è anche il titolo di un simpatico Inventario di parole che “non servono a nulla se non a giocare”, uscito per la Bompiani nel 1992. Gioca oggi, gioca domani, (ha pubblicato in seguito anche il gradevolissimo Anno Sabbatico), Stefano riceve il premio Gradara Ludens nel 1996, dalle mani di Roberto Benigni, presente il suo maestro e talent scout Prof. Eco. Vi riporto l’ automotivazione, tra lo stupito e il divertito di Stefano, finissimo funambolo della lingua: – Ricevo con gioia, e giustifico con imbarazzo il titolo di personaggio ludico dell’anno per aver scoperto che l’anagramma di personaggio ludico è “gioco snudi parole”; che il gioco smascheri e spogli le parole. Le parole hanno un corpo, una lingua, molti sensi dei velami, delle forme: possono essere ambigue, possono essere belle, delle volte possono essere pregne. Mi sembra giusto che ogni tanto si mettano nude, a causa di un gioco.-
Tra i divertissement di Stefano c’ è la raccolta di titoli di film, comicamente storpiati, intitolata Sfiga all’O.K. Corrall, pubblicata da Einaudi.
Ve ne propongo uno stralcio riportato su “La Sibilla” gennaio- febbraio 1999
Mai dire Golem Un altro modo di divertirsi con l’enigmistica: il Cinegioco. Ideato da Roberto benigni, Umberto Eco, ed altri amici, si realizza cambiando, aggiungendo o scartando una lettera a titoli di film. Per poter giocare al cinegioco fu creata una rubrica su Internet intitolata “Golem” (www.rivistagolem.com). Lo stesso Eco così presenta il gioco, alla fine del 1996: “Questi giochi sono stati fatti nottetempo (e in gran parte per fax) tra me, Roberto Benigni (che non smonta mai di servizio), Gianni Coscia, Stefano Eco, Costantino Marmo e Danco Singer, con un intervento singolo ma mirabile di Francesco Guccini, e un provocatorio rilancio di Stefano Bartezzaghi ….” “. E proprio Stefano Bartezzaghi ha curato la “regia” di “Sfiga all’OK Corral”, (Einaudi), il libro che raccoglie tutti i divertentissimi interventi dei “golemisti”. Ne abbiamo scelti alcuni per darvene un assaggio:
Indossatrice: Zero zero tette.
“Xe cardiochirurgo, ciò”: Aorte a venezia.
L’aperitivo dello psicanalista: Ginger e Fred.
Brindisi per vincita alla lotteria:Prendi i soldi e stappa.
Cristoforo Colombo dal re di Spagna: Caravelle da uno sconosciuto.
Agognato dal guardone: Il buco oltre la siepe.
Ricusazione di Salamone a Brescia: Non si uccidono così anche i cavilli?
Sciopero di netturbini a New York: Quella sporca ultima mela.
Christo sulle Dolomiti: La montagna incartata.
Novelle cuisine: Il pesto delle fragole.
Pedofilo: Balla coi pupi.
Craxi fa ancora paura? Brivido calvo.
Ferrara da Costanzo: In due rotto il divano.
Amaretti: Saronno famosi.
Pedofilia estrema: Attrazione fetale.
Dopato: Fuma per la vittoria.
Ingegneria genetica. Un pesce di nome Panda.
Piero Angela ancora in TV: Jurassic Quark.
Accordo Hitler-Mussolini: Il patto con gli stivali.
Lavagnetta per annunciatrici: Il gobbo di note dame.
Solo scemenze in Tv: L’insostenibile leggerezza dell’etere.
Anni di successi democristiani: Quattro potere.
Crisi editoriale: Laterza trema.
Coniuge di scrittrice famosa: Mia moglie è uno Strega.
Allenatore molto conteso: Un Trap che si chiama desiderio.
Albergo a luci rosse: Camera con vispa.
Rilancio petrolchimico: Provaci ancora, Snam.
Menu povero: Oggi le cotiche.
Non mi hai condito le trenette: Aggiungi un pesto a tavola.
Fine della guerra fredda: C’eravamo tanto armati.
Deve finire con la pummarola: L’Agnesi va a morire.
Gianni Boncompagni: L’uomo Ambra.
Il breakfast di Dracula: Sangue e averna.
Il raket dei femminielli: Sodoma e camorra.
Arrestato per oscenità nei carrugi: L’uomo che sussurrava ai camalli.
In Iran si commenta l’ultimo Rushdie: L’impuro colpisce ancora.
I mentecatti del cavalcavia: Quattro sassi nel delirio.
Maurizio Costanzo: Vivi e lascia viveri.
Periodo di sconti frenetici: Prendi i saldi e scappa.
Poppante rubicondo dal vispo metabolismo: Bianco, rosso e merdone.
Vomitare dal balcone: La minestra sul cortile.
La mela innamorata al verme: Bacami, stupido.
Ordine di cardiochirurgo: Non aprite quella aorta.
Gli autori delle frasi sopra riportate sono, in ordine alfabetico, Remo Badoer, Duccio Battistrada, Danilo Bellancini, Edgardo Bellini, Barbara Bender, Giancarlo Buccella, Giacinto Buscaglia, Claudia Cadoni, Andrea Cerino, Cecilia Colombini, Luca Egidio, Alberto Farassino, Giovanni Maione, Simone Mazzilli, Paolo Musumeci, Arnaldo Mutti, Paolo Ordigoni, Marco Sabatini, Carlo Savelli, Paolo Via.