Haiku e Tanka

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“Misterioso gioco di scacchi la poesia, la cui scacchiera e i cui pezzi cambiano come in  sogno…”  afferma Borges. Ma la poesia oltre che un gioco di combinazioni è un tentativo di esprimere l’inesprimibile e secondo il poeta giapponese Basho (sec XVII) deve tentare di registrare un’ istantanea della realtà di fare un flash di ciò che “ accade in quel luogo, in quel preciso momento” Ecco come nasce l’Haiku, poesiola  di tre versi di sole 17 sillabe (5, 7, 5). Consigli: mettere in moto i sensi e sforzarsi di registrare la vita che scorre senza trucchi.

L’Haiku  deriva per riduzione da un’altra poesia giapponese che è il Tanka, composto da 31 sillabe 5,7,5,7,7,  una composizione piuttosto seriosa ed eloquente.

Del resto, se osservi questi esempi di due grandi della poesia cosiddetta ermetica, non siamo molto lontani dalle poesie istantanee di provenienza giapponese.

Anche in questo caso è proprio una folgorazione improvvisa, una specie di corto circuito, alla ricerca della parola scarna ed essenziale, a costituire il nucleo poetico.
da l’Allegria:

Dannazione

Chiuso fra cose mortali
(Anche il cielo stellato finirà)
Perché bramo Dio?
UNGARETTI

Il secondo esempio è celeberrimo.
Da Acque e terre
Ognuno sta solo sul cuor della terra
Trafitto da un raggio di sole
Ed è subito sera.
QUASIMODO

Osserva questo enigma istantaneo

Haiku

Dalla mia mano
Ti offro questi fiori
Persi in un mazzo.

La soluzione è il cartaio, con un flash,  si sposta il contesto da quello degli innamorati, che è quello del “senso apparente” a  quello  “reale” del tavolo verde,  e ci troviamo di fronte un croupier che distribuisce fiori,  ma anche picche, cuori, denari ai giocatori d’azzardo. L’esempio è riportato in “I giochi enigmistici in versi” di Stefano Bartezzaghi, Mi, De Vecchi, 1985.