Ricordo di Babbo Marina di Massa 2 giugno 2018
Festa della Sibilla
Vorrei dire subito che sono doppiamente contenta, intanto perché sono con voi e per l’opportunità che Guido mi ha offerto di ricordare il mio adorato babbo. In più, stasera non devo fare il consueto preambolo sull’enigmistica: che cosa è, perché è didatticamente valida, preambolo che ero solita fare ai corsi di aggiornamento per i miei colleghi o nei laboratori dei miei alunni. Stasera non devo trovare definizioni ad effetto o giustificazioni al mio curricolo per il capo d’istituto o per i genitori, posso addirittura evitare di citare il Professor Umberto Eco.
Aldo Nugnes (alias Lilianaldo) credo sia sconosciuto ai più dei presenti, è scomparso da tanti, troppi anni, nel 1996 e la maggioranza di voi è troppo giovane per conoscerlo e dei suoi compagni d’avventura (siamo a celebrare il centenario della sua nascita) pochi ovviamente sono rimasti. Due parole per spiegare chi era Aldo: Aldo ha conosciuto la miseria, la malattia, era un grande invalido di guerra, ma almeno un aspetto positivo in questa odissea c’è stato: la forzata inattività gli ha permesso di avvicinarsi all’enigmistica fin dal 1948 ed è stato subito amore, il suo secondo amore dopo Liliana, mia madre a cui ha voluto rimanere “incatenato” anche nello pseudonimo, ma devo dire che era legatissimo anche alle figlie (un altro pseudonimo infatti era Su-Li-Ba). Come padre era mite, dolce, uno di quelli che ti mettono a letto e ti raccontano le fiabe. Lui lo faceva corredando il tutto con gli effetti speciali, ne ho ancora un ricordo vivissimo…i tre porcellini, la mia preferita, mi faceva tutte le voci, riascolto perfino il soffiare del lupo.
Ricordo il quadernetto sul comodino per appuntare velocemente durante la notte i suoi spunti, ma sopratutto ricordo lui mentre lavorava, termine improprio perché per lui l’enigmistica era una missione: usava il tavolo di cucina perché lo studiolo era monopolizzato da mia sorella e da me e teneva sulle ginocchia a turno le sue adorate gattine. Ricordo in particolare lo sguardo sconcertato delle mie compagnucce di scuola quando insieme a lui che quasi scompariva dietro alle sue preziosissime scartoffie (i giochi che gli arrivavano da tutta l’Italia), noi, stesi i nostri quadernini neri col bordo rosso sullo stesso tavolo, tentavamo, dico tentavamo, di fare le nostre ricerche e lui coglieva l’occasione per proporci una sciarada da risolvere, o magari un’ anagramma e ci stendeva davanti le sue letterine (aveva creato un prototipo di alfabetiere ricavato dal cartone delle scatole da scarpe). Una di queste bimbe, una volta mi disse con un pizzico di riprovazione: “Certo che il tuo babbo è un po’ strano…”, a me pareva assolutamente normale, lui mi aveva cresciuta così, a pane ed enigmistica. Ricordo i commenti dei miei amici ventenni che dopo un attimo di smarrimento affermavano: “Ma che babbo hai?, Ma questo parla per enigmi”. Peggio, pensavo io, babbo parla per crittografie.
Il suo linguaggio era talmente criptico che a volte durante le sedute tecniche metteva in crisi persino gli enigmisti, si infervorava talmente che la sua comunicazione diventava un susseguirsi di pun, di calembour, insomma un fuoco d’artificio. Questo suo modo quasi inintelligibile diventò addirittura una gag che tutti si aspettavano durante i momenti di distensione nei congressi: ecco a voi, Lilianaldo l’ermetico, l’oscuro, insomma babbo era diventato un personaggio. Lui, bonario e gentile che amava tantissimo Marcello Marchesi e Achille Campanile stava al gioco, è proprio il caso di dirlo, lui che aveva fatto diventare il gioco di parole uno stile di vita.
Dal suo vivaio ( era subentrato ad Artù come redattore dei giochi in versi della Settimana Enigmistica dal 1963) sono usciti tanti tanti grandi autori. Com’era come insegnante ve lo potrebbe dire meglio di me Roberto Morassi, che di recente mi ha inviato alcune preziose lettere riguardanti la loro collaborazione. Sicuramente era pignolo, esigente, puntiglioso, voleva accompagnare tutti i neofiti in questo labirintico mondo fatto di parole, li teneva per mano, non li lasciava mai soli, non abbandonava neanche i “ meno dotati”, quelli senza speranza.
Io non sono mai diventata enigmista, sono solo una modesta, modestissima divulgatrice, perché da quando ci ha lasciati ho sentito come dovere morale, quello di trasmettere la sua eredità: stando tra i banchi di scuola per più di trentacinque anni, dovevo provare a diffondere quest’arte tra i miei colleghi di materia e tra i miei alunni.
La cosa più bella che sono riuscita a realizzare con le mie classi è stata La Sibillina con I Lari Ilari (insegnavo proprio a Lari) e naturalmente qui c’è di mezzo il nostro Guido. Anno 2000, il M. P. I. bandisce un concorso per il miglior fascicoletto di giochi fatti dagli alunni, ne nasce un vero gioiellino, peccato che questa rivistina (a tutti gli effetti) che vi mostro rimanga nel cassetto di un funzionario che forse era talmente preso a risolvere da dimenticare di inserirla tra i lavori inviati, non vinciamo e con tutte le scuse del caso ci sentiamo comunque i vincitori morali. Con un’altra classe ho scritto una pubblicazione intitolata La biblioteca di Babele, che ha la prima sezione dedicata all’enigmistica. A settembre uscirà il mio terzo libro, dopo quello dell’ETS di Pisa intitolato Il filo d’Arianna e in copertina ( ve la racconto in anteprima) ci sarà un rebus di Aldes (altro pseudonimo della S. E,) in cui un signore UO mostra al compagno di gioco di biliardo una bilia NTE. La soluzione è UOMO STRABILIANTE e il libro come i precedenti sarà dedicato a mio padre.
Come ci lasciamo? A novembre del 2017, io ho creato (con la consulenza informatica di mio marito) un blog (vi do l’indirizzo https://parolegiocattolo.it/ ) come regalo di compleanno per Aldo che, tra parentesi, di compleanni ne aveva due: la vera data e di nascita e la registrazione. Devo dire che di questo andava molto orgoglioso, a lui tutto ciò che era doppio piaceva, il parlar doppio la doppia data… insomma, tornando al blog, mi farebbe piacere se vi iscriveste, se ogni tanto poteste collaborare, insomma lo teneste vivo. Io sento che babbo avrebbe voluto questo da me, in un certo senso terreste n vita anche lui, che come dicevo prima riteneva quest’azione di diffusione dell’enigmistica una missione a dir poco sacra. Così potremmo allontanare la notte che azzera tutti i ricordi, la crudele notte che è scesa troppo presto sui suoi occhi chini sui suoi amati vocabolari e sui suoi giochi, la stessa notte che lentamente, come un coperchio nero si è frapposta tra lui e la sua arte, colpendo la sua mente, che per tutti è la cosa più preziosa, ma che per voi enigmisti è come la bacchetta magica per un mago. Una sola notte mi piace ricordare quando penso a lui, la mia notte di bambina, notte che lui preparava dandomi un bacino e dicendomi: “Tranquilla Susy, la tua camerina è il tuo rifugio, il tuo letto è la tua tendina, stai chiotta chiotta sotto le coperte calde e mi raccomando fai sogni d’oro”
