Non credo capiti spesso di poter festeggiare il proprio diploma a distanza di 50 anni e oltretutto nella propria scuola, a me è successo e anche ad un mio amico “cantattore” impegnato a rappresentare la Bestia in una lezione-spettacolo dedicata appunto a La Bella e la Bestia.
Ringrazio sentitamente quindi le insegnanti del Liceo Scientifico Enriques di Livorno per l’accoglienza entusiastica del mio progetto dedicato al genere fiaba intitolato: Le vie del meraviglioso.
Ecco i lavori che i ragazzi hanno scritto (a piccoli gruppi) dopo la lezione introduttiva dedicata al “ciclo dello sposo animale” e gli incontri del laboratorio di scrittura dedicati a tre categorie narratologiche: il personaggio, la trama e il punto di vista.
Abbiamo usato un gioco dell’oca che riportava le funzioni di Vladimir Propp riprese da Gianni Rodari ne La grammatica della fantasia
Ginevra, Riccardo, Giulia sono gli autori
C’era una volta un ragazzo di nome Giulio che viveva in un paese governato da un temibile sovrano.Giulio era un povero contadino che aveva perso la casa per non aver saldato dei debiti che non si poteva permettere di ripagare, poiché erano troppo grandi. L’egoismo del sovrano aveva portato il regno in rovina, e i pochi privilegiati potevano a malapena condurre la propria vita dignitosamente.Fu costretto all’esilio e si addentrò in un vicino bosco alla ricerca di un luogo dove rifugiarsi e, dopo delle lunghe e strazianti ore, si imbatté in una piccola baita.Bussò alla porta, e ad accoglierlo fu un vecchio che era disposto ad ospitarlo per la notte.Quando il ragazzo entrò vide un calderone con all’interno un miscuglio verdastro che emanava un odore sgradevole. Il vecchio lo fece accomodare nella sua stanza, e delle ampolle vuote poste sopra una mensola catturarono il suo sguardo. Giulio ringraziò il vecchio, e si coricò nel letto scricchiolante per la notte.
La mattina seguente il ragazzo uscì dalla camera e trovò il vecchio che preparava la colazione, si mise a tavola insieme a lui e il buon uomo gli pose una domanda:”Che cosa facevi ieri nel bosco da solo a tarda notte, giovanotto?”
Giulio sospirò e rispose:”Sono stato esiliato dal mio caro paese dal sovrano Rodolfo. Io e gli altri contadini avevamo difficoltà a comprare anche del semplice pane, quindi quando il prezzo delle tasse aumentò, molti di noi finimmo in debito. Io sono stato uno dei primi sfortunati ad essere esiliato…” Il vecchio, vedendo del buono in lui e dispiaciuto per l’accaduto, decise di dargli una possibilità: ”Giovane, la tua storia mi commuove, perciò ho una proposta da farti: se riuscirai a recuperare tutto il necessario per una pozione che aumenterà la tua forza e ti aiuterà a sconfiggere il sovrano, io ti donerò un’ arma e un’armatura per mettere fine alla sua tirannia. Vedi, sono in realtà un mago, e voglio aiutare te e il tuo paese.”Il ragazzo non riuscì a credere alle sue parole. Pensò ai potenziali rischi dell’affrontare Rodolfo, ma era disposto a sacrificare se stesso per il bene del regno. E così, accettò la sfida del vecchio.Giulio decise di partire per la missione con una mappa, contenente le indicazioni su come trovare gli ingredienti che avrebbe dovuto recuperare.Il primo ingrediente era un fungo situato ai piedi di una grande quercia nel mezzo di una foresta magica.La mappa non forniva la posizione esatta quindi dovette cercare per qualche ora, fino a quando notò, guardando verso l’alto, un enorme albero che si differenziava da tutti gli altri. Era di una bellezza monumentale e le sue foglie oscuravano la distesa di fiori ai suoi piedi, solo alcuni raggi di sole riuscivano a penetrare il fogliame della quercia. Vide il fungo accostato alle sue radici e lo raccolse.Successivamente andò in cerca del secondo ingrediente: un’ala di una farfalla particolare che usciva dalla sua crisalide al tramonto e viveva solo fino all’arrivo della notte.Passarono molti giorni e Giulio non trovò nessuna traccia di crisalidi nei dintorni, quando ad un certo punto si imbatté in un loro rifugio, protetto dalla vegetazione circostante.Prima che arrivasse il tramonto dovette pensare ad un modo per catturare la farfalla senza danneggiarle le ali, e perciò costruì un barattolo con un piccolo pezzo di legno cavo e una parte della sua maglietta per intrappolarla.Prese una crisalide e la rinchiuse nel suo barattolo, così, quando arrivò il tramonto, la farfalla non avrebbe avuto modo di liberarsi.Un ultimo sforzo, un ultimo colpo d’ala, poi scese la notte. Il corpo della farfalla si fermò, immobile, segnando la fine della sua breve vita. Allora il ragazzo aprì il barattolo e staccò un’ala al corpicino inerme dell’insetto.
“Scusa piccolina” sussurrò, “ma ho una città da salvare”.Il terzo e ultimo ingrediente, una piuma di grifone, era situato in una terra remota in cui i grifoni regnavano incontrastati. Lì, sulle cime più alte e ventose, facevano il nido e si nascondevano fino al momento della caccia. Dopo lunghi mesi di viaggio, Giulio arrivò a destinazione, ma ad aspettarlo c’era una moltitudine di grifoni, pronti a cacciarlo via, se non a catturarlo.
Il ragazzo però aveva una strategia: si sarebbe nascosto da tutti i grifoni, e avrebbe atteso fino a quando uno di essi non si fosse allontanato dal gruppo; un giorno ciò avvenne e allora Giulio mise in atto il suo piano.Attirò l’attenzione di un grifone, facendolo scendere di quota e, quando fu abbastanza in basso, si arrampicò su un albero saltandogli addosso.Ciò confuse il volatile che lottando lo fece cadere, ma il ragazzo aveva già staccato una piuma dal dorso del grifone che, nella confusione, non se ne accorse.Giulio quindi, essendo riuscito a recuperare tutti gli ingredienti mancanti, tornò alla baita del mago.Quest’ultimo si congratulò con il ragazzo e gli forgiò una spada e un’armatura in ferro con la pozione di forza creata con gli ingredienti da lui raccolti, come da accordo.“Sei un ragazzo coraggioso, figliolo. Sono fiero di te.” L’armatura gli calzava a pennello, e riusciva a brandire la spada come se fosse naturale, nonostante il suo grande peso. Era finalmente pronto. Nel frattempo, nel piccolo paesino di Giulio, si sparse la voce che il povero contadino, che si spaventava anche per un semplice tuono, sarebbe ritornato per combattere contro il sovrano e liberare la città dalla sua tirannia. Stanchi dell’egoismo di Rodolfo, decisero allora di contribuire alla liberazione della loro piccola comunità. Dato che non erano dotati di grande forza, decisero di sfruttare il loro numero per aiutare Giulio.Il ragazzo grazie all’aiuto di alcuni suoi vecchi amici, riuscì a superare le mura difensive, entrando nel paese.Questa notizia non era ancora giunta al palazzo e Rodolfo, infatti, non era a conoscenza della coalizione di contadini che si stava formando. Gli abitanti del villaggio sfondarono in massa le porte della residenza reale. Le truppe del re non riuscirono a contrastarli e Giulio fu accompagnato nella sala del re, che era accomodato sul trono, con due guardie ai suoi lati pronti a difendere il loro sovrano. Fermò le guardie dall’attaccare l’umile gruppo e sfidò Giulio a un duello. “Sei solo un povero contadino, anche armato di spada e con degli alleati, non potrai mai sconfiggermi.”Giulio accettò la sfida, bevve la pozione e si preparò a combattere contro il tiranno. Il suono e lo stridio delle spade che si scontravano risuonava per tutta la sala del trono. Ad un certo punto, il gruppo di contadini che lo aveva accompagnato distrusse il trono dorato del re, distraendolo. Dopo qualche passo, si ritrovò davanti agli occhi la lama di Giulio. Si fermò di colpo e la sua arma cadde per terra. Ci fu qualche momento di silenzio, che fu rotto dalla voce coraggiosa di Giulio.“Non sarò certo forte quanto un generale del suo esercito, ma insieme siamo capaci di sconfiggere sia lei che i suoi soldati.”Il sovrano si arrese, gli altri contadini gli tolsero la corona dal capo e lo portarono fuori dal palazzo reale. Il paese era finalmente libero.Nella comunità tornò la pace, i cittadini esaltarono le imprese di Giulio, il loro nuovo re e per punizione Rodolfo venne esiliato per sempre dal villaggio. Finalmente poterono vivere di nuovo in armonia, più uniti di sempre.
Monologo di Rodolfo ( altra proposta di scrittura del laboratorio)
“Sono stato tradito dal mio stesso popolo. Dopo tutto quello che ho fatto per loro… Perchè mai mi avrebbero esiliato? Forse avrei dovuto evitare di cacciare chi non si poteva permettere di pagare le tasse, e piuttosto avrei dovuto rendere i costi più accessibili ai poveri. Era un paese indigente, e pensavo che allontanare chi non contribuiva all’economia del regno avrebbe reso le cose più facili per gli altri.’’ ‘’Mi pento di quello che ho fatto, e spero di trovare un popolo che mi permetta di ricominciare.’’
FUNZIONI DI PROPP: Incontro col donatore, Ritorno, Punizione dell’antagonista.