“Qual è l’animale che al mattino possiede quattro zampe, a mezzogiorno ne ha soltanto due, e alla sera tre?” E’ troppo facile, lo sanno tutti: la soluzione è l’uomo. E’ l’enigma che, come ricorderete, la temibile Sfinge propose all’abile Edipo. Può considerarsi l’atto di nascita dell’arte più sofisticata tra quelle che hanno come centro propulsore la parola, l’enigmistica. Ne è passato di tempo, migliaia di anni, una strada irta di ostacoli, piena di tranelli linguistici, di labirinti di senso, una riserva inesauribile di materiale per studiare la nostra lingua, senza partire sempre e soltanto dalla grammatica. E’ meglio che sia la nostra insegnante di lettere a parlare, è lei che ci guida in questo viaggio nel regno della Sfinge, la intervisteremo!
Professoressa, vuole spiegare, in modo semplice, come mai ha pensato di farci fare enigmistica in classe?
E’ necessaria una breve premessa per spiegare che cosa mi ha spinto ad usare questa nuova strategia di approccio alla lingua. Forse, all’inizio, è stato solo un motivo biografico: mio padre, Aldo Nugnes, è stato uno dei grandi maestri di quest’arte, in quanto per quarant’anni ha lavorato per una rivista specialistica tra le più conosciute, quella che “non teme imitazioni”. Fin che è stato in vita, io non ho seguito i suoi consigli, non volevo rendermi conto delle inesauribili potenzialità didattiche di questo materia. Forse perché l’enigma era stato da sempre il mio pane quotidiano, avevo sviluppato una sorta di immunità, mi sembravano ragionamenti troppo complessi, troppo cervellotici. Non gli volevo dar ragione quando mi diceva quanto utile e divertente fosse questa ginnastica della mente per allargare il lessico e vagliare le inesauribili riserve semantiche della nostra lingua. Ma poi quando lui ci ha lasciato, nel settembre del 1996, gli ho voluto rendere omaggio, trasmettendo ai miei alunni quello che mi aveva insegnato. Mi sono solo ravveduta, non mi considero ancora una figlia d’arte, ma è indubbio che l’esperienza, iniziata nel trascorso anno scolastico, ha dato molti frutti e dunque intendo continuare su questa strada.
Ci ha detto più volte che anche altri insegnanti o studiosi della lingua avevano pensato che l’enigmistica poteva essere utile, vero?
Certo, l’idea non è nuova, la pubblicazione più conosciuta è “I draghi Locopei” di Ersilia Zamponi e di recente ho scoperto un libro molto interessante che si intitola “Zero spaccato” di un gruppo di insegnanti di una scuola pugliese. (A proposito ho una bella bibliografia a questo proposito e tutto il materiale che mi ha lasciato mio padre, non avete che da chiedere!) Penso che tutto questo sia nato anche per il grande interesse dimostrato per la materia da semiologi del calibro di U.ECO, che raccomandano agli insegnanti di usare la parola come se fosse un giocattolo. I semiologi, ragazzi, si occupano dello studio del significato delle parole e di un mucchio di cose ancora…
Che cos’è l’enigmistica in due parole, noi lo sappiamo ormai, ma forse è meglio se lei cerca di darci una definizione…
L’enigmistica è proprio l’arte di giocare con le parole su un doppio soggetto : quello proposto dal titolo (senso apparente) spesso assolutamente neutro, e quello rivelatore della soluzione ( senso reale). Per intenderci, non c’entra nulla con gli indovinelli del tipo “cos’è quella cosa …” che la televisione ci propina a profusione. Anche gli enigmi fatali della sfinge, che contengono una sola chiave, sono ampiamente superati. L’ enigmistica propone al lettore, ed impone all’autore, due temi attraverso i quali si realizza pienamente il gioco enigmistico. Il solutore compie un lavoro simile a quello dell’ investigatore, mi spiego, noi dobbiamo cercare degli indizi nel testo che ci aiutino a percorrere il labirinto dei significati …
Vuole chiarire meglio, lei a volte è un po’… enigmatica, e poi, cosa c’entra tutto questo con la scuola?
C’entra e come. Stefano Bartezzaghi, vero figlio d’arte, usa una bellissima definizione, quella di “parola da gioco” nel suo libro Accavallavacca. Ebbene io ho costruito un percorso didattico puntando proprio sulla enigmistica come repertorio di parole da gioco per sviluppare la vostra l’attitudine a scrivere. Intanto vi ho mostrato come avviene il salto dal senso apparente a quello reale nel gioco più breve, più immediato, una sorta di centrifugato di quest’arte : la crittografia mnemonica. I giochi crittografici sono l’essenza dell’enigma, in quanto, con un esposto di sola una sola riga, completato, a seconda dei casi, da un “suggerimento numerico”, rimandano ad una soluzione, che si riferisce ad una chiave di lettura totalmente diversa. Nel caso della mnemonica, ritenuta con giusta ragione da alcuni cultori, la forma più pura, più immediata, si ha una sorta corto circuito semantico, che per la sua condensazione, è veramente sorprendente. Dovete sapere che, già più di venti anni fa, e precisamente nel 1974-75 presso la cattedra di semiotica del corso DAMS della facoltà di Lettere e Filosofia della Università di Bologna, Eco (l’autore de “Il nome della rosa”) ha voluto si tenesse un seminario su un gruppo di mnemoniche raccolte da un enigmista, il professor Mario Cosmai. I risultati di tale studio sono poi apparsi sul numero 18 della rivista Versus del 1977. In sintesi, è venuta fuori una classificazione assai interessante delle crittografie mnemoniche. ( In questo momento mi stavo rivolgendo agli insegnanti, forse sto diventando troppo tecnica…)
Chi è collegato in rete con noi sarà diventanto curioso, faccia qualche esempio…
Sceglierò una mnemonica che fa parte del gruppo che ha bisogno di una corretta inferenza, proprio quello che spesso voi alunni non riuscite a fare quando siete di fronte ad un testo. E’ ovviamente di A. Nugnes ( nelle riviste classiche si firmava Lilianaldo, lo pseudonimo era il risultato di una sciarada incatenata che si riferiva, ironicamente, alla “catena” che lo legava a mia madre):
Esposto: ULTIMA FETTA ( I, 8, 2, 3 , 9)
soluzione: l’avanzata di una divisione.
Come, come? Sciolga il mistero perché non ci siamo proprio…
Spiego, spiego, e comunque avete ragione ad essere perplessi. In questa crittografia l’operazione di carattere inferenziale è piuttosto complessa, non c’è solo il passaggio di un termine ad un altro ( un sinonimo, per intenderci) ma la sostituzione di una espressione in cui è il significato globale ad essere riferito all’esposto. Mi spiego: la fetta è quella rimasta dopo il taglio della torta, ma avanzare significa anche venire avanti e, nel linguaggio bellico, (ecco l’inferenza) la divisione è un plotone all’attacco che, appunto, avanza…
E’ un po’ difficile, entrare in questo meccanismo, il doppio soggetto, la doppia lettura …, noi abbiamo solo undici anni!
Ce la farete, all’inizio, è dura ma… ce la farete.E va bene per accontentarvi, “tarerò gli obiettivi” come diciamo noi insegnanti e sceglierò un gioco più semplice: l’indovinello, provate a risolverlo ricordandovi che è come se doveste viaggiare su un ” binario” che è sempre fatto di due elementi.
INDOVINELLO
La partita di calcio coi giovaniLa volli fare anch’io ma, nossignori!,non è pei delicati salutare:con il fiato sprecato la partitam’ ha poi lasciato con la lingua fuori.
E’ sempre di Lilianaldo e la soluzione è la pernacchia.
Cosa c’entra la pernacchia col calcio?
Mi pareva che foste maestri di pernacchie, ho scelto un tema a voi congeniale, o almeno così credevo… Ascoltate bene, nell’indovinello (gioco cosidetto breve, non più di sei versi), tornano in ballo, come in alcune crittografie, ma certo in una versione forse più semplice , e meno “concentrata” i modi di dire, le espressioni idiomatiche, i motti di spirito sempre a doppio senso, espressioni delle quali la nostra lingua è ricchissima. Un patrimonio assolutamente da conservare, spesso anche un po’ trascurato dalle nostre grammatiche. Attenti, vi trovate di fronte un testo altamente metaforico. Naturalmente l’effetto umoristico che, a livello di primo significato, ci presenta un signore un po’ attempato che gareggia più con se stesso che coi giovani, accorgendosi di avere ormai il fiato corto, si rafforza sul piano della soluzione. Vorrei richiamare la vostra attenzione su questa perla di doppio senso, (il bisenso è il nucleo dell’enigmistica): i delicati sono, nel senso apparente, gli individui poco atletici, non senso reale, gli educati; ed è sul verbo salutare che poi si gioca, permettemi, tutta la partita enigmistica: come potrebbe un Lord inglese salutare con una pernacchia? Vogliamo riprovare con un altro indovinello? Il titolo è:
Attore male impiegatoIrretito da chi gli seppe offriresolo…balle (gli han fatto un bel servizio!…)si trova impegnatissimo sul “set”sperando che il rilancio sia propizio.
LILIANALDO
Pensateci bene, cercate le chiavi per la soluzione, ricostruite la sfera semantica…insomma lavorateci a casa, un bel compitino, no? Così lo lasciamo in sospeso per in nostri amici “caduti nella rete”… anche loro irretiti, vi ho dato un bell’aiuto…
E dall’indovinello dove arriveremo??
All’enigma, ricordate quelli di Turandot? Nell’enigmistica “popolare” non viene proposto, ma nelle riviste classiche sì, cioè quelle che arrivano direttamente a casa dei cultori della materia, si presenta come una poesia (lunga più di sei versi), ma che nasconde un senso recondito. In certi autori si sono raggiunti risultati veramente pregevoli. Penso naturalmente al compianto Piero Bartezzaghi, conosciutosolo come grande cruciverbista ma con una profonda sensibilità da poeta, e ad altri come Giovanni Caso (pseudonimo Cleos) o a Mario Daniele (Favolino).
Nei poetici, così convenzionalmente si chiamano i giochi di questo tipo, abbondano ovviamente artifici retorici (ne abbiamo parlato quando abbiamo fatto Pascoli…, no?), ma anche fenomeni e procedimenti di polisemia lessicale, uso di omonimi, falsi derivati e passaggi dal senso figurato a quello letterale e viceversa, il tutto condito da una connotazione assai ricca. Mamma mia che parolacce! Le analizzeremo una per una, così impareremo ad usarle, sono tutti termini della grammatica, niente di più.
Anche i vostri compagni della terza C dell’anno scorso erano molto scettici all’inizio, giocare con le parole è stato il mio specchietto per le allodole. Ne è nato un laboratorio di scrittura creativa e un prodotto finale, una pubblicazione dei lavori dei ragazzi che, partiti dalla parola, sono arrivati al testo sulla scorta delle indicazioni del gruppo francese Oulipo. Nella terza parte del libro, intitolato “LA BIBLIOTECA DI BABELE” potevamo ormai giocare “agli scrittori” e, con i consigli dei grandi maestri delle scuole di scrittura creativa americane (Carver, Burroughs, ed altri), abbiamo convinto anche i più demotivati .
Se qualcuno vuol saperne di più non deve fare altro che interpellarci, e noi risponderemo, ovviamente!
Quest’anno, con voi abbiamo ricominciato dall’alfabeto e dalla fonetica, ma poi siamo passati agli anagrammi, e li abbiamo fatti anche in inglese! Prima di lasciarci però, voglio vedere se avete imparato la lezione e, a proposito di “seconda lingua comunitaria”, vediamo come ve la cavate con il francese. Provate a risolvere quest’altra mnemonica di Lilianaldo.
L’esposto è: Rien ne va plus (5, 2, 8, 4, 5) …,no, non sto dando i numeri, è il suggerimento numerico di cui vi parlavo prima e cioè il numero di lettere delle parole che compongono la frase risultante, provate…
E’ la frase che impedisce di puntare ancora sul tavolo verde del Casinò, non è vero?
Siete sulla strada giusta, sulla prima delle due, naturalmente…. vi aiuto, il secondo significato si riferisce ad un mondo molto meno ricco di emozioni, fatto di pacchi, raccomandate… Vi vedo perplessi, e va bene, la soluzione è: bando di concorso alle poste. Anche questa è una perla di bisenso, non è vero?