E’ uno dei miei autori preferiti, me lo fece conoscere una collega di scuola, che ancora ringrazio, tanti anni fa e da allora non l’ho mai abbandonato. Approfitto del fatto che oggi la Scuola Carver, una prestigiosa scuola di scrittura di Livorno ( la mia città) ne ricorda il magistero con “una stanza letteraria” di Michele Vaccari. Tra i racconti dell’autore del celeberrimo Deserto dei Tartari, Vaccari ha scelto di citare Inviti superflui la storia pseudo dialogata (Lei non c’è e comunque probabilmente non risponderebbe) di un amore giunto al capolinea, forse a causa dell’enorme divario che contraddistingue i due innamorati. “Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrar la fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient’altro.”
Tanti vorrei che cadono nel vuoto, che si infrangono contro un muro di gomma, introducono una storia dell’assenza, nonostante tutti gli sforzi profusi dal narratore che ancora una volte si adatterebbe alle condizioni imposte dalla sua Lei.
Ebbene, vi leggerò l’incipit, un brano centrale (verso la fine) e l’explicit.