CHI BEN COMINCIA…
Non potevo che cominciare dagli incipit, per eliminare il “terrore della pagina bianca”. Anche i componenti dell’ Oulipo, il gruppo che abbiamo usato come punto di riferimento per i nostri giochi linguistici, si erano interessati all’avvio della narrazione, per poi costruire delle storie ad incastro. Lo faremo fatto anche noi, seguendo i consigli della scuola americana di scrittura creativa (io ho letto molti dei loro manuali) e ho studiato “i trucchi del mestiere”.
Che cosa è: l’incipit è una sorta di Big Bang, l’immensa esplosione da cui si possono originare tutte le storie della nostra storia. L’esordio rappresenta la captatio benevolentiae con cui l’autore stabilisce il patto narrativo col suo lettore “ideale”, ed è bene sapere che è fin dalle prime battute che ci si gioca tutta la partita. Vediamo cosa afferma G. G. Marquez: “nel primo paragrafo di un romanzo bisogna definire tutto: struttura, ritmo, lunghezza e persino il carattere di qualche personaggio”(Introduzione a Dodici racconti raminghi). Un classico in cui l’autore si pone il problema dell’esordio in termini metaletterari è “Se un mattino d’inverno un viaggiatore” di I. Calvino, su cui torneremo dopo aver fatto alcune considerazioni. “Ispiration by imitation” dicono i maestri di scrittura americana. Il passo successivo è stato quello di scrivere noi degli incipit, ormai eravamo entrati nella parte, potevamo “giocare agli scrittori”. Consiglio la lettura di questo efficace strumento didattico: Bruno Traversetti – Stefano Andreani: INCIPIT Le tecniche dell’esordio nel romanzo europeo, ed. ERI, 1988.
Vediamone intanto uno surreale, assolutamente efficace perché in un mondo immerso nelle immagini …… questo senza dubbio attira l’attenzione del lettore e noi dobbiamo inchiodarlo da subito, altrimenti si rischia che lui chiuda il libro e smetta di leggere il racconto. Dei maestri assoluti di questa tipologia sono, (tra le mie letture) D. Buzzati e I Calvino autori di apologhi, raccontini-flash in cui è obbligatorio incantare il lettore.
- LA STANZA DEI GIOCHI di CARMEN MARTIN GAITE
Eppure ci giurerei la posizione era la stessa, credo di avere sempre dormito cosi, col braccio destro sotto al cuscino e il corpo lievemente ruotato sul fianco, le gambe che cercano la giuntura dove si rincalza il lenzuolo. (Uso del dettaglio, elementi icastici) Anche se chiudo gli occhi – e alla fine li chiudo come ultimo ricorso all’ abitudine – viene a farmi visita un antica apparizione inalterabile: una sfilata di stelle con la faccia da clown che risalgono imbizzarrite come un palloncino sfuggito via, ridendo con una smorfia fissa, a zig – zag, una dietro l’ altra, come volute di fumo che si fanno dense; sono cosi tante che tra poco non ci staranno più e dovranno entrare nel mio sangue, e allora saranno petali che il fiume (il sangue) si porta via; per ora salgono a grappoli; vedo il volto minuscolo disegnato al centro di ciascuna di loro come un nocciolo di ciliegia circondato da lustrini.
A quel punto divento una stella anche io, ed insieme danziamo nel cielo…così proseguiva una mia alunna
- SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE di I. CALVINO
Il romanzo comincia in una stazione ferroviaria, sbuffa una locomotiva, uno sfiatare di stantuffo copre l’apertura del capitolo, una nuvola di fumo nasconde parte dell’ultimo capoverso. Nell’odore di stazione passa una ventata d’odore di buffet della stazione. C’ è qualcuno che sta guardando attraverso i vetri appannati, apre la porta a vetri del bar, tutto è nebbioso, anche dentro, come visto da occhi di miope, oppure occhi irritati da granelli di carbone.
Questo è uno dei dieci incipit che Calvino usa nel suo romanzo ( a questo argomento dedicherò una pagina a sé stante del blog), non è il vero incipit che è di tipo metanarrativo (spieghi) ed è di sicura presa sul lettore perché in questo modo il narratore parla direttamente con il lettore e si stabilisce un forte patto narrativo: il narratore dimostra di sapere che il lettore è lì, “in ascolto”, e allo stesso tempo il lettore capisce senza ombra di dubbio che dietro alla storia, a ciò che di essa viene raccontato e come, c’è il narratore. Ecco quello vero:
Se una notte d’inverno un viaggiatore
Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo “Se una notte d’inverno un viaggiatore” di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni altro pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: “No, non voglio vedere la televisione!” Alza la voce, se no non ti sentono: “Sto leggendo! Non voglio essere disturbato!” Forse non ti hanno sentito, con tutto quel chiasso; dillo più forte, grida: “Sto cominciando a leggere il nuovo romanzo di Italo Calvino!” O se non vuoi non dirlo; speriamo che ti lascino in pace.
- Incipit in medias res
Puoi cominciare la tua storia entrando subito nel vivo della vicenda, senza preamboli o premesse. Le spiegazioni (se ce ne saranno) le darai poi, ma l’effetto di coinvolgimento del lettore è assicurato.
IL MARE di CESARE PAVESE
Alle volte penso che se avessi avuto il coraggio di salire fino in cima alla collina non sarei poi scappato di casa…
Si dà la notizia fondamentale e il lettore vuole sapere perché il protagonista è scappato di casa e quale potere “ magico” poteva avere questa collina tanto da trattenerlo lì, e qui ci vorrà un bel brano descrittivo e di descrizione del setting parleremo la prossima volta
- L’AMORE AI TEMPI DEL COLERA di GABRIEL GARCIA MARQUEZ
Il flashback è irresistibile: se cominci dalla fine, il lettore vuole assolutamente fare macchina indietro…Raccogliamo gli indizi che in questo caso sono i trucchi del mestiere. I sensi sono chiamati in campo (olfatto, vista) e poi si sposta l’attenzione sul vero protagonista che ha un cognome che è tutto un programma e qui bisognerebbe accennare all’onomastica, cioè a quanto può essere importante la scelta del nome…
ERA INEVITABILE: L’ODORE DELLE MANDORLE AMARE GLI RICORDAVA SEMPRE IL DESTINO DEGLI AMORI CONTRASTATI. IL DOTTOR JUVENAL URBINO LO SENTI ‘ APPENA ENTRATO NELLA CASA IN PENOMBRA, DOVE ERA ACCORSO D’URGENZA PER OCCUPARSI D’UN CASO CHE PER LUI AVEVA CESSATO D’ESSERE URGENTE DA MOLTI ANNI. IL RIFUGIATO ANTILLIANO JEREMIAH DE SAINT-AMOUR, INVALIDO DI GUERRA, FOTOGRAFO DI BAMBINI E IL SUO AVVERSARIO DI SCACCHI PIU’ PIETOSO, SI ERA MESSO IN SALVO DAI TORMENTI DELLA MEMORIA CON UN SUFFUMIGIO DI CIANURO DI ORO.
Infine uno di un altro scrittore meraviglioso, scritto in prima persona, diverso dal precedente che viene raccontato attraverso gli occhi del dottore, qui si presenta subito il protagonista e vediamo come si dipinge…e che cosa fa. Saul Bellow: Herzog
- Se sono matto, per me va benissimo, pensò Moses Herzog. C’era della gente che pensava che fosse toccato, e per qualche tempo persino lui l’aveva dubitato. Ma adesso, benché continuasse a comportarsi in maniera un po’ stramba, si sentiva pieno di fiducia, allegro, lucido e forte. Gli pareva d’essere stregato, e scriveva lettere alla gente più impensata. Era talmente infatuato da quella corrispondenza, che dalla fine di giugno,dovunque andasse, si trascinava dietro una valigia piena di carte. Se l’era portata, quella valigia da New York a Martha’s Vineyard. Ma da Martha’s Vineyard era riscappato indietro subito; due giorni dopo aveva preso l’aereo per Chicago era filato in un paesino del Massachusetts occidentale. Lì, nascosto in mezzo alla campagna, scriveva a più non posso, freneticamente, ai giornali, agli uomini politici, ad amici e parenti e finì per scrivere pure ai morti, prima ai suoi morti e poi ai morti famosi.
A questo punto non si può perdere l’occasione (magari per casa) di scrivere a qualche personaggio famoso che non c’è più, un poeta che odiate perché a scuola vi facevano imparare le sue poesie a memoria, un personaggio storico che vi sta sulla pancia, insomma riprendendo di nuovo a parlare di Calvino invece delle interviste impossibili vi chiedo di scrivere una lettera impossibile che non avrà risposta, ma questo forse può rendervi più liberi.
Infine un incipit della tradizione Fantasy, vediamo se riuscite a far tanti soldi come la mamma del maghetto, di Harry Potter.
- Da N. Hawtorne: “Racconti narrati due volte” : La bambina di neve. Miracolo infantile
Nel pomeriggio d’una rigida giornata d’inverno, quando il sole tornò a brillare con fredda limpidezza dopo una lunga tempesta, due bambini chiesero alla mamma il permesso di correre fuori a giocare con la neve fresca. La maggiore tra i due era una bimba che, per la sua indole dolce e modesta e perché era considerata molto bella, i genitori e gli amici di casa solevano chiamare Violetta. Ma suo fratello era noto coi nomignolo di Papavero per il colorito acceso del visetto rotondo che faceva pensare alla luce dei sole e a grandi fiori vermigli.
E’ un incipit aperto, qualsiasi svolgimento è possibile, in primo piano il quando: il rigido inverno contrapposto alla candida freschezza dei due protagonisti dai nomi floreali. Pochi tocchi e il lettore è subito incantato. Il titolo è un altro elemento importantissimo, è l’incipit assoluto, qui si promette un miracolo, e quindi se doveste proseguire questo racconto voi avete il compito di compiere il miracolo.
Riepiloghiamo:
- Surreale
- Metanarrativo
- In medias res
- Partendo dalla fine a cui segue un flashback
- In prima persona
- Fantasy
Ora tocca a voi, vi ho sottolineato i “trucchi del mestiere”, poi giocheremo ad incastrar le storie.