Le città invisibili è una delle opere più complesse di I. Calvino. Pubblicata nel 1972, è addirittura profetica. Ha una meravigliosa storia cornice in cui Kublai Kan, l’imperatore dei Tartari, e Marco Polo parlano di di filosofia e del mondo in generale, vero o immaginato. Anche la struttura è complessa, volutamente ermetica e la descrizione delle città altamente simbolica. Ho scelto Leonia, la città spazzatura, di una modernità sconcertante. Mille i riferimenti al nostro difficile presente. Una lettura intensa che fa riflettere profondamente. A breve la registrazione sul mio canale Youtube
Leonia
La città di Leonia rifà se stessa tutti i giorni: ogni mattina la popolazione si risveglia tra
lenzuola fresche, si lava con saponette appena sgusciate dall’involucro, indossa
vestaglie nuove fiammanti, estrae dal più perfezionato frigorifero barattoli di latta ancora
intonsi, ascoltando le ultime filastrocche che dall’ultimo modello d’apparecchio.
Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti di Leonia d’ieri aspettano il
carro dello spazzaturaio. Non solo i tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate,
giornali, contenitori, materiali d’imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie,
pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose di ogni giorno vengono fabbricate
vendute comprate, l’opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono
buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia
sia davvero come dicono il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l’espellere,
l’allontanare da sé, il mondarsi d’una ricorrente impurit à. Certo è che gli spazzaturai sono
accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell’esistenza di ieri è circondato
d’un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta
buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori dalla città,
certo; ma ogni anno la città s’espande, e gli immondezzai devono arrestrare più lontano;
l’imponenza del gettito aumenta e le cataste s’inalzano, si stratificano, si dispiegano su
un perimetro più vasto. Aggiungi che più l’arte di Leonia eccelle nel fabbricare nuovi
materiali, più la spazzatura migliora la sua sostanza, resiste al tempo, alle intemperie, a
fermentazioni e combustioni. E’ una fortezza di rimasugli indistruttibili che circonda Leonia, la sovrasta da ogni lato come un acrocoro di montagne.
Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo
passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città
conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d’ieri che
s’ammucchiano sulle spazzature dell’altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato
immondezzaio non stessero premendo, al di là dell’estremo crinale, immondezzai d’altre
città, che anch’esse respingono lontano da sé le montagne di rifiuti. Forse il mondo intero,
oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una
metropoli in eruzione ininterrotta. I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni
infetti in cui i detriti dell’una e dell’altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si
mescolano.
Più ne cresce l’altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un
vecchio pneumatico, un fiasco spagliato rotoli dalla parte di Leonia e una valanga di
scarpe spaiate, calendari d’anni trascorsi, fiori secchi sommergerà la città nel proprio
passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle altre città limitrofe,
finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni
traccia della metropoli sempre vestita a nuovo. Già dalle città vicine sono pronti coi rulli
compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse,
allontanare i nuovi immondezzai.