I tre fratelli e la strega: (Pietro, Giacomo, Niccolò)
Tanto tempo fa, in un villaggio famoso per la presenza di un potente mago, c’erano tre nobili fratelli tra cui un cavaliere di nome Lucius. Egli era coraggioso, forte e impavido.
I suoi fratelli al contrario erano: il più piccolo, Anacleto, dolce, innocente e amato dall’intera famiglia e l’altro, Ascanio, invidioso, egoista, vendicativo e preso in giro per la sua vigliaccheria. Ogni anno, una strega di nome Samantha veniva dalle alte montagne innevate e rapiva cinque bambini per mangiarseli. Ella era brutta, perfida e malvagia.
Un giorno, questa rapì Anacleto durante la notte e quando Lucius se ne accorse chiese spiegazioni al fratello. Egli gli rispose dicendo che nella notte la strega Samantha era venuta a cercare un bambino appetitoso e, vedendo il fratellino, gli era venuta l’acquolina in bocca. Ascanio, svegliato dalla risata della strega, afferrò istintivamente la scopa da terra e provò a difendere il fratellino, ma non ebbe successo e per punizione la strega gli tramutò la testa in quella di un cane.
Dopo aver ascoltato quelle dure parole, Lucius, con cuore rancoroso, prese come obiettivo quello di sconfiggere definitivamente la strega e riprendersi il suo adorato fratello. Egli pensò che avesse bisogno di un’arma più potente della sua e quindi si rivolse al potente mago del paese.
”Ecco a te, impavido ragazzo”, disse il mago, porgendogli la spada. Il ragazzo, sorpreso dalla bellezza della spada e dalla chiaroveggenza di colui che era famoso nel villaggio per le sue grandi abilità, prese la spada e senza dire niente s’incamminò per la sua avventura insieme ad Ascanio, che voleva ritornare al suo aspetto originale.
I due fecero un lungo viaggio della durata di un paio di settimane e durante questo Lucius era continuamente in pensiero per il fratellino Anacleto, al contrario Ascanio si vantava notevolmente della sua bravura nel combattimento, di come avrebbe sconfitto la strega senza alcuna difficoltà, del suo ineguagliabile coraggio, lanciando anche qualche frecciatina al fratello e deridendolo per la sua goffaggine e incapacità. Inoltre ebbero anche tre inusuali incontri: il primo fu quello con una parete rocciosa molto ripida ed elevata con al vertice una pozza d’acqua. Alla base di questa c’era un cartello con su scritto: “Là sopra c’è una pozza d’acqua e chi berrà almeno una goccia da questa diventerà il più potente essere vivente di questo pianeta”. Lucius non si soffermò molto su di esso e continuò il suo cammino, invece Ascanio provò ad ogni costo a raggiungerla, ma senza successo e, sfinito dai numerosi tentativi, raggiunse Lucius di corsa.
Il secondo incontro fu con un cavaliere di un paese vicino, egli era ferito poiché stava tornando da una battaglia. Lucius lo medicò con il poco che aveva e lui ricambiò il gesto dandogli la sua spada, la quale venne presa da Ascanio.
Il terzo fu l’incontro con un servo maligno della strega Samantha. Egli proteggeva un forziere pieno di ricchezze e la chiave per il castello della strega. Per questo motivo Ascanio decise di ucciderlo e rubare il suo forziere, al contrario Lucius preferì prendere soltanto la chiave.
Durante questo viaggio Lucius ebbe molto tempo per riflettere e diceva tra sé e sé: “Non ce la farò. Non ne ho la forza. Quella strega… è troppo potente. E poi c’è lui, mio fratello Ascanio. Ultimamente lo vedo diverso, come se mi nascondesse un segreto oscuro. Se si fosse alleato con la strega? Non posso fidarmi di nessuno, nemmeno di lui. Sono solo. Devo soltanto trovare la forza dentro di me. Combatterò fino alla fine, anche se dovessi affrontare la strega e mio fratello da solo. Il destino di Anacleto e dell’intero villaggio è nelle mie mani!”.
Giunti al castello della strega, i due ci si addentrarono e videro Anacleto in una gabbia pronto per essere mangiato. Allora entrambi tirarono fuori le spade e cercarono di liberare il fratello, ma Ascanio, rancoroso, fece una mossa azzardata rubando la spada magica a Lucius e andando a combattere da solo la strega.
Ascanio si ritrovò sul picco della montagna innevata a combattere contro la strega malefica. Prese una rincorsa goffa contro di lei e, così facendo, cadde a terra perdendo la spada magica. Allora, andando nel panico, scappò via rapidamente. Date le circostanze, Lucius raccolse l’arma da terra, prese anche lui la rincorsa e, con un enorme salto, trafisse il cuore della strega con la spada prima che potesse fare un qualsiasi incantesimo con la sua bacchetta magica, portando così vittoria a sé stesso e all’intero villaggio.
Ritornando al paese, fu acclamato da tutti per la sua impresa, al contrario di Ascanio che venne tramutato dal potente mago proprio in un cane che avrebbe obbedito al volere del fratello Lucius fino a capire la differenza tra bene e male, ma chissà, forse non ce l’avrebbe fatta mai. Comunque, come si dice…
“Can che abbaia non morde”.
FUNZIONI DI PROPP: Danno, doni magici, poteri diabolici e vittoria
Il valore dei tulipani: (Dylan e Alessandro)
C’era una volta un povero ragazzo di campagna che desiderava diventare un pittore ricco e famoso. Un giorno nel suo paesino arrivò un barone, che promise a tutti i contadini che, se avessero convertito i loro campi di grano in campi di tulipani, avrebbero fatto assai più soldi, poiché erano molto più redditizi. Il barone offrì addirittura di pagare per la conversione dei campi, perciò i contadini accettarono.
La sera mentre il barone era di ritorno vide il ragazzo; stava disegnando un campo di girasoli, bene a tal punto che volle chiedergli se voleva seguirlo al palazzo per ottenere molti soldi per lui e per la sua famiglia, e, cosa per il ragazzo assai più importante, sarebbe diventato un pittore. Lui era entusiasta e voleva partire, perciò la sua famiglia, di fronte a tanta gioia, non poté che accettare.
Al palazzo il ragazzo era circondato da sfarzo ovunque posasse lo sguardo, inoltre in ogni stanza il tavolo centrale era adornato da un mazzo di tulipani. Quando la mattina si svegliava, andava subito nel grande giardino di corte a dipingere, dove aveva colori e tele bellissime, e quando la sera tornava, il barone gli mostrava le sue opere. Il barone a quel punto lo rassicurava che avrebbe avuto grande successo lavorando per i re e le regine.
Una sera, nella quale il cielo si era colorato di sfumature violacee, il barone tornò al palazzo, ed il ragazzo, sentendolo arrivare, prese il suo dipinto migliore: un grande campo di tulipani, che voleva donare al barone. Stavolta il conte non era solo, ma c’era un contadino infuriato che stava urlando contro il barone, blaterando di promesse non mantenute e altre cose. Il barone vide che il ragazzo stava ascoltando la loro discussione, così gli chiese di andare nella sua camera per qualche minuto. Il giovane non comprese la rabbia del contadino poiché il barone gli sembrava tanto una brava persona, ma se ne dimenticò presto. Quando il barone entrò nella sua camera, il ragazzo gli mostrò con grande gioia il suo dipinto. Il conte rimase molto impressionato.
Erano passati due mesi dalla partenza del ragazzo, che negli ultimi giorni, sognava la sua famiglia e desiderava tornare a casa. L’inverno era finito, perciò il giovane chiese al barone se poteva fare visita alla sua famiglia ma lui rispose freddamente di no. Il giovane molto sorpreso dalla sua reazione, tornò in camera e la mattina dopo non dipinse nulla.
La notte successiva, uscì dalla finestra della sua camera e andò alle stalle dove prese un cavallo, con il quale tornò in poco tempo al suo paese. Una volta giunto a casa, la sua famiglia gli raccontò cosa stava succedendo: al paese tutti stavano morendo di fame. Dopo che tutti i campi erano stati convertiti, il barone non aveva rispettato i patti. Aveva dato solo qualche spicciolo ai contadini per i costosi tulipani, e loro con quei soldi non potevano comprare abbastanza cibo e non potevano certo mangiare i tulipani! Dopo aver sentito questo, il ragazzo provò sentimenti contrastanti: “Quello che sta facendo il barone è orribile! Dovrei fare qualcosa, ma se poi lo scoprisse perderei il mio futuro da pittore. Non posso perderlo”. Però vedendo la sofferenza intorno a lui sentiva il dovere di fare qualcosa: “se non faccio nulla forse diventerò un pittore famoso, ma sarei un mostro! Il mio sogno non vale quanto la vita di poveri contadini!” Il ragazzo quindi escogitò un piano.
Tornò al palazzo di mattina e si mise fin da subito a dipingere. Fece un quadro che sarebbe stato il suo ultimo dipinto lì a palazzo: avrebbe rappresentato un immenso campo di grano con solo un paio di fiori di tulipano che volteggiano nell’aria, e che avrebbero fatto capire a tutti la sofferenza che il barone aveva provocato.
Ci mise tre giorni di lavoro ininterrotto, ma alla fine ce la fece. Riprese il cavallo e corse nella città vicina, dove viveva la maggior parte dei nobili ed espose il quadro in piazza. Prima che il barone potesse farci qualcosa, il quadro raggiunse una popolarità incontrollabile e tutti conobbero il lato oscuro del barone. Egli tentò con una mossa disperata di salvarsi la reputazione ridando ai contadini i loro campi di grano, ma non ci riuscì e perse le sue ricchezze.
Il ragazzo così tornò a casa dalla sua famiglia e iniziò a lavorare nei campi per recuperare le ricchezze perse. Dopo poco, però, arrivarono doni dai cittadini e dai nobili da tutto il regno, che permisero al ragazzo di riprendere a dipingere. Da quel giorno, ogni quadro che realizzò, non lo vendette a nessuno, ma lo espose in piazza così che tutti potessero vederlo.
FUNZIONI DI PROPP: Incontro col donatore, incontro con l’antagonista, Ritorno, Danno riparato
La testa del gran signore: (Alice, Alberto, Anna)
In un villaggio regnava un gran signore, egli era un tremendo orco, che ogni anno sceglieva dal popolo sette fanciulle, le più belle, che sarebbero state divorate. Tutti gli anni, il giorno in cui il gran signore arrivava al villaggio per scegliere le sette giovani, tutte le ragazze in età da sposa piangevano disperate e le madri le consolavano. I padri ed i fanciulli, anch’essi tristi, osservavano il corteo delle ragazze con le teste chine, che erano state scelte. Questi, le osservavano tenendo le spade nei foderi, arresi poiché il terribile orco dalle sfarzose vesti era assai potente e se avessero disobbedito, egli li avrebbe fatti cadere in povertà.
Nel villaggio c’era una ragazza cresciuta soltanto dal padre, il quale la aveva addestrata nella spada per farle uccidere l’orco. Lei era bellissima, dalla folta chioma bruna e quando fu in età da matrimonio venne scelta dall’orco.
Mentre era sul carro, sulla via del palazzo, al contrario delle altre fanciulle che erano prese dal pianto, la bella giovane dalla folta chioma pianificava come uccidere l’orco. Dopo qualche ora, il carro si fermò ed un uccellino si posò davanti a lei e le disse: “attenzione, attenzione che il signore è vicino, piangi, piangi e disperati ragazza che sennò sono guai”. L’uccellino affermò di essere stato mandato dal padre, allora la ragazza ubbidì e fi nse immensa tristezza. L’orco, dai ricchi abiti, passò davanti al carro e vide tutte le ragazze che piangevano e pensò: “che belle, che belle che siete, così fragili e disperate!” disse questo e passò oltre.
Il viaggio riprese fin quando i carri si fermarono presso un torrente. Allora tutte le ragazze scesero dal carro per bere un po’ d’acqua e per rifocillarsi dal lungo viaggio. Così una volpe, anch’essa mandata dal padre, si avvicinò alla fanciulla dalla bruna chioma e le disse: “ti ho portato una spada così potrai uccidere il signore terribile, ma fallo di notte quando le guardie dormono, sennò sono guai”.
Dunque, la giovane nascose la spada sotto la gonna, piangendo ad ogni sosta per non insospettire il signore degli abiti brillanti finché non arrivò al suo palazzo. Là, un ragno le si avvicinò dicendo: “dal momento che sono un piccolo ragno e posso sentire ogni cosa, tuo padre mi manda per dirti quel che so, e cioè che il signore ogni anno di notte mangia tutte le ragazze del villaggio al terzo rintocco del campanile, e poiché tu sei la più bella, verrai mangiata per prima”, detto questo il ragno se ne andò. La fanciulla, allora decise di nascondere la spada nella stanza dell’orco terribile, dove aspettò che il giorno passasse nascondendosi sotto il letto del gran signore. Così, quando
la campana suonò la prima volta, lei si svegliò e preparò la spada, poi al terzo rintocco approfittando della distrazione dell’orco, la ragazza con la spada lucente, lo decapitò. Infine, insieme a tutte le altre fanciulle scappò dal palazzo e portò il tesoro del signore a tutto il villaggio che la acclamò e festeggiò per giorni e giorni, poichè da allora fu libero dal terribile orco e le ragazze non vennero più mangiate.
La testa venne gettata in un campo e dalla sua fronte tremenda ne nacque un alto albero che da allora è sempre ricoperto da belli uccelli che cantano sempre i giorni di festa per la liberazione dal terrore del terribile orco dai bei vestiti.
MONOLOGO della fanciulla
Il nome delle mie genti, per dar tregua alle sofferenze delle madri e dei padri, tu, terribile signore delle belle vesti, vengo ad uccidere. E non abbia a pensare che sono debole in quanto donna, perché per far di ucciderti io sono stata addestrata nella spada nel duello fin da quando piccola bambina; per questo io so di ammazzarti senza tremar di paura, che tu non mi incuti nulla se non ribrezzo, il solo sentimento che anima con fermezza la mia lucente spada. Tu ora muori, che tu mi porga il tuo capo o che te lo debba tagliare di forza.
FUNZIONI DI PROPP: Partenza, Duello, Ritorno