Lo ricordo come assistente del Professor Guarnieri, era giovane e teneva un laboratorio di letteratura contemporanea. Era molto entusiasta, molto preciso, e dimostrava una grande passione per la materia, per la contestualizzazione dei testi di studio; insomma per me è ancora un mio professore, nonostante siano passati più di 40 anni. Adesso l’ho scoperto anche poeta, un fine poeta tanto innamorato della sua città d’adozione. Questa poesia è un omaggio a Livorno, basato su una piccola collezione di attributi, di oggetti e immagini, una sorta di classifcazione alla Perec, che però non è affatto una semplificazione, ci riporta al contrario al cuore della città, alla sua sostanza più intima. Un flash dopo l’altro, Livorno ci si para davanti nella sua essenzialità di luogo geografico, folclorico, sociale, umano.
E poi Greco, uomo di mare, ci regala i sapori, gli odori, le albe, i tramonti, con un ricordo dei becolini e delle “senili emozioni” del nostro concittadino, grande poeta: Giorgio Caproni, che è stato oggetto di uno studio privilegiato da parte sua.
A questa rara sensibilità di uomo e di poeta dedico la mia lettura di Litania labronica (tratta da Le città gli amori), con il sottofondo musicale di una canzone di Ciampi.