PAUSA
Ancora avvolta nel sogno
lasci che lo sguardo vaghi
nello spazio dell’oblio.
Dolce pausa sulla soglia dell’alba
prima che la monotonia
invada i sensi.
Con l’intento di frantumare le barriere
che incatenano al quotidiano.
Il tuo sguardo
diventa mare
ad inondare
le spiagge dell’oltre.
DISTANZE
La distanza
colma il locale di stonate note.
Il distacco dell’uomo si sfrangia
su una pagina di giornale.
Alla ricerca d’ armonia le dita
della donna accennano una nota
sulla tastiera.
La solitudine che sui corpi cala
è nuvola scura
a coprire la luce.
Cadono le prime gocce.
L’attesa di un ombrello per due
a riparare la complicità incrinata
prima dell’insorgere della tempesta.
DELUSIONE
L’indifferenza è una pagina bianca.
Con le spalle curve cerchi di decifrare
il suo silenzio.
L’appuntamento andato a vuoto
è l’ennesimo segnale
di una fine annunciata.
Prigioniera del tuo tormento
spargi pennellate di delusione
sulla parete gialla
fino a farla impallidire.
Le scarpe immobili
anelano passi svelti.
L’abito sul bracciolo della
poltrona verde
attende di essere indossato.
Solo il tuo corpo inerte
si dilunga nell’attesa
di niente.
Il correlativo oggettivo ampiamente usato, i dettagli aggiunti: (“il tuo sguardo diventa mare”, “le gocce” che necessitano di “un ombrello per due”), una capacità di osservazione acuta ed esercitata, un linguaggio netto e preciso hanno permesso alla potessa di entrare nei quadri, di abitarli, di possederli ma sempre con discrezione, senza invasioni di campo. Bene, sono contenta, il gioco è andato a buon fine


