Io dissi, “Ormai la vita sarà un’altra”
La differenza era già cominciata;
c’erano amarezze
ma quel passato più non esisteva .
O, se si riaffaccia a volte, come
può accadere nell’ alba più soave ,
tutta la gioia che avevo, per sempre
poteva raddolcire anche il dolore .
Ero tanto felice che il rossore
lo proclamava sul mio viso ingenuo
ed il mio sguardo lo diceva a tutti :
era inutile dirlo con la lingua .
Camminavo come se avessi ali
ed i piedi che un tempo mi servivano
erano adesso inutili
come le scarpe ad un uccello .
Io diffondevo la mia gioia .
A ognuno che incontravo
dicevo una parola d’oro
ed arricchivo il mondo .
Quando ad un tratto la ricchezza crollò!
Uno spettro si bevve la rugiada,
caddero i miei palazzi abbandonati
e fui ridotta all’elemosina.
Stringevo sabbia, brancolavo in cerca
d ‘ombre, toccavo gli orli della nebbia
e sentivo il deserto ritornare
sulle mie vie dorate .
Ora il mio saio è appeso alla parete .
Lo indossavo anche prima .
Ma dov’è il mio momento di broccato ,
la mia gocciola d’India ?
L'”ora nuova” è cominciata ma subito si fa strada un’ipotesi angosciosa, lo “stato di grazia” potrebbe finire. Nella terza strofa (meravigliosa) ci sono gli effetti sul soggetto che ama, riamato; sono visibili a tutti, ogni spiegazione è inutile. Purtroppo, come spesso avviene, l’unione con l’altro si infrange, la ricchezza diviene povertà, allora non resta che aggrapparsi ai ricordi, non resta che indossare di nuovo la tonaca della solitudine, ma lui, prezioso come il broccato, vitale come una sorsata d’acqua in tempi di siccità, dov’è?