Loro: i medici in prima linea

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“Oggi sono fortunato perché mi sono svegliato, perché sono vivo, perché ho tra le mani una vita preziosa, e non la sprecherò. Utilizzerò tutte le mie energie per migliorarmi come persona, per espandere il mio cuore verso il prossimo, per illuminarmi a beneficio di tutti gli esseri viventi, mi comporterò in modo gentile con gli altri, non mi arrabbierò e non avrò pensieri malvagi nei confronti del prossimo, cercherò con tutto me stesso di fare del bene agli altri” sono le parole del Dalai Lama oggi più che mai necessarie. Sono le frasi che accompagnano il rituale del mattino durante il quale Egli invita anche a fare un elenco delle cose di cui siamo grati alla vita. Il punto nevralgico della cum-passione, tutt’altro che un atteggiamento pietistico se ci si riferisce all’etimologia, è lo sviluppo dell’empatia, unito ad un atteggiamento pratico: la volontà di essere di aiuto al prossimo. Basta poco forse: aprire il cuore, lasciarlo parlare, farsi guidare da questo organo che scandisce la nostra vita che idealmente è anche la sede dei nostri sentimenti e fare della gentilezza il nostro abito da indossare tutti i giorni. In questi giorni difficili, abbiamo più volte attribuito la parola eroi ai medici, penso che, per esperienza, tanti di loro che del loro lavoro hanno fatto una vera missione, potrebbero schermirsi. Più volte, in tante occasioni della mia vita, li ho sentiti ripetere: <Faccio solo il mio dovere>. Tuttavia, io continuo a vederli come angeli che “bisbigliano” “coraggio” che in tempi di pandemia “divengono familiari, amici” di chi si scontra con la sofferenza, qualcosa di più degli eroi, sono veri portatori di luce. Questo bellissimo messaggio di riconoscenza che li vede come messaggeri di speranza, viene da Antonella Iacoponi e la lettura da una mia carissima amica,  un medico, uno di questi custodi del dolore che, durante tutta la sua esperienza, ha fatto della sua professione un dono d’amore.